martedì 9 Dicembre 2025

Block Notes dopo Cavese-Potenza di Rocco Sabatella
B

Nemmeno l’ennesima, disastrosa, prestazione del Potenza, travolto letteralmente da una pimpante Cavese, sembra aver convinto la dirigenza rossoblù e in particolare l’amministratore delegato Nicola Macchia a cambiare la guida tecnica sollevando dall’incarico Pietro De Giorgio. Il pensiero dell’amministratore che ha avuto un durissimo confronto con l’allenatore nella giornata di sabato, differisce da quello della totalità dell’ambiente che ruota intorno al Potenza. Nicola Macchia addossa le responsabilità del tracollo della squadra in massima parte ai giocatori, alcuni dei quali potrebbero incorrere in provvedimenti severi da parte della società. Per questi motivi il dirigente è convinto che il cambio dell’allenatore potrebbe non portare i frutti sperati di un’ inversione di tendenza sia delle prestazioni che dei risultati.

Di sicuro nessuno ha la certezza che un nuovo tecnico potrebbe mettere le cose a posto e trasformare in positivo il Potenza. Ma è altrettanto sicuro che le possibilità di successo della nuova guida tecnica possono dipendere e dipendono anche e soprattutto da quale allenatore si sceglie per sostituire il precedente. Inoltre nessuno può negare, però, che nella maggioranza degli esoneri in tutti i campionati, l’arrivo del nuovo tecnico produce effetti positivi. Per non andare troppo lontano basta ricordare le prime due stagioni con alla guida la famiglia Macchia. Nel primo la sostituzione di Siviglia con Raffaele ha portato risultati molto più soddisfacenti con l’ingresso nei play off e nella seconda la girandola degli allenatori, Colombo, Lerda e Marchionni per finire a De Giorgio nelle due gare dei play out con il Monterosi ha consentito al Potenza di rimanere in serie C. Che cosa sarebbe successo se la società non avesse cambiato gli allenatori?

Ma sono solo i giocatori gli unici colpevoli del brutto campionato del Potenza? Non siamo assolutamente d’accordo perché le responsabilità di De Giorgio e del ds De Vito sono molto evidenti anche nell’allestimento dell’organico. Di conseguenza possiamo affermare che pensare che De Giorgio possa continuare ad essere il tecnico giusto per risolvere i problemi, e sono molti, della squadra rossoblù che anche De Giorgio ha contribuito a creare  è una pura illusione. E ne spieghiamo i motivi.

Si è chiesto l’amministratore delegato perché i giocatori gli hanno espresso il desiderio di non esonerare De Giorgio dopo il ko di Cosenza, quando egli stesso aveva già annunciato che allenatore e direttore sportivo erano, in pratica, sollevati dall’incarico? La società ha il diritto sacrosanto di poter prendere qualsiasi decisione senza avere nessun obbligo di ascoltare altri pareri, come successo all’indomani della partita con il Cosenza quando i giocatori hanno chiesto udienza alla società e sono stati accontentati per poter esprimere il loro parere positivo su De Giorgio. Confermare in questo momento De Giorgio equivale a non voler risolvere i tanti problemi che attanagliano il Potenza. Perché tra giocatori e tecnico c’è un grande rapporto mai scalfito perché in questi due anni De Giorgio ha trattato sempre con i guanti i suoi ragazzi, li ha sempre difesi, mai si è arrabbiato durante le gare per stigmatizzare gli errori commessi in campo.

A livello tecnico il suo limite maggiore è quello di non avere un piano B  e di continuare a giocare sempre ed esclusivamente con il suo adorato 4/3/3 dimenticando di lavorare in preparazione e  durante gli allenamenti settimanali anche per migliorare davvero la fase difensiva che in questo anno e mezzo è stato e continua ad essere il tallone di Achille del Potenza mai affrontato e risolto. Perché forse De Giorgio era convinto che la sua squadra sarebbe stata capace di segnare sempre un gol in più rispetto agli avversari. Anche un eventuale cambio del modulo, per passare ad un assetto tattico più prudente e meno rischioso come il 3/5/2, non si può inventare al momento ma ha necessità di essere studiato, elaborato e messo in pratica in tante sedute di allenamento perché possa essere metabolizzato e praticato a memoria dalla squadra. Nelle poche volte in cui è stato utilizzato il 3/5/2 si è trattato sempre di improvvisazione, vedi inventare Petrungaro e D’Auria centrocampisti, che non ha portato risultati apprezzabili. Se il confronto, avvenuto sabato scorso tra Nicola Macchia e De Giorgio è stato molto duro e serrato, probabilmente è stato causato forse, tra gli altri argomenti trattati, dall’invito del dirigente a cambiare tatticamente le cose in campo e dal rifiuto del tecnico a questa richiesta perché sempre convinto, nel suo modo integralista di concepire il calcio, che per fare uscire il Potenza da questo periodo buio non servono altre ricette. Per cui è davvero cosa buona e giusta non procedere al cambio dell’allenatore?

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Nemmeno l’ennesima, disastrosa, prestazione del Potenza, travolto letteralmente da una pimpante Cavese, sembra aver convinto la dirigenza rossoblù e in particolare l’amministratore delegato Nicola Macchia a cambiare la guida tecnica sollevando dall’incarico Pietro De Giorgio. Il pensiero dell’amministratore che ha avuto un durissimo confronto con l’allenatore nella giornata di sabato, differisce da quello della totalità dell’ambiente che ruota intorno al Potenza. Nicola Macchia addossa le responsabilità del tracollo della squadra in massima parte ai giocatori, alcuni dei quali potrebbero incorrere in provvedimenti severi da parte della società. Per questi motivi il dirigente è convinto che il cambio dell’allenatore potrebbe non portare i frutti sperati di un’ inversione di tendenza sia delle prestazioni che dei risultati.

Di sicuro nessuno ha la certezza che un nuovo tecnico potrebbe mettere le cose a posto e trasformare in positivo il Potenza. Ma è altrettanto sicuro che le possibilità di successo della nuova guida tecnica possono dipendere e dipendono anche e soprattutto da quale allenatore si sceglie per sostituire il precedente. Inoltre nessuno può negare, però, che nella maggioranza degli esoneri in tutti i campionati, l’arrivo del nuovo tecnico produce effetti positivi. Per non andare troppo lontano basta ricordare le prime due stagioni con alla guida la famiglia Macchia. Nel primo la sostituzione di Siviglia con Raffaele ha portato risultati molto più soddisfacenti con l’ingresso nei play off e nella seconda la girandola degli allenatori, Colombo, Lerda e Marchionni per finire a De Giorgio nelle due gare dei play out con il Monterosi ha consentito al Potenza di rimanere in serie C. Che cosa sarebbe successo se la società non avesse cambiato gli allenatori?

Ma sono solo i giocatori gli unici colpevoli del brutto campionato del Potenza? Non siamo assolutamente d’accordo perché le responsabilità di De Giorgio e del ds De Vito sono molto evidenti anche nell’allestimento dell’organico. Di conseguenza possiamo affermare che pensare che De Giorgio possa continuare ad essere il tecnico giusto per risolvere i problemi, e sono molti, della squadra rossoblù che anche De Giorgio ha contribuito a creare  è una pura illusione. E ne spieghiamo i motivi.

Si è chiesto l’amministratore delegato perché i giocatori gli hanno espresso il desiderio di non esonerare De Giorgio dopo il ko di Cosenza, quando egli stesso aveva già annunciato che allenatore e direttore sportivo erano, in pratica, sollevati dall’incarico? La società ha il diritto sacrosanto di poter prendere qualsiasi decisione senza avere nessun obbligo di ascoltare altri pareri, come successo all’indomani della partita con il Cosenza quando i giocatori hanno chiesto udienza alla società e sono stati accontentati per poter esprimere il loro parere positivo su De Giorgio. Confermare in questo momento De Giorgio equivale a non voler risolvere i tanti problemi che attanagliano il Potenza. Perché tra giocatori e tecnico c’è un grande rapporto mai scalfito perché in questi due anni De Giorgio ha trattato sempre con i guanti i suoi ragazzi, li ha sempre difesi, mai si è arrabbiato durante le gare per stigmatizzare gli errori commessi in campo.

A livello tecnico il suo limite maggiore è quello di non avere un piano B  e di continuare a giocare sempre ed esclusivamente con il suo adorato 4/3/3 dimenticando di lavorare in preparazione e  durante gli allenamenti settimanali anche per migliorare davvero la fase difensiva che in questo anno e mezzo è stato e continua ad essere il tallone di Achille del Potenza mai affrontato e risolto. Perché forse De Giorgio era convinto che la sua squadra sarebbe stata capace di segnare sempre un gol in più rispetto agli avversari. Anche un eventuale cambio del modulo, per passare ad un assetto tattico più prudente e meno rischioso come il 3/5/2, non si può inventare al momento ma ha necessità di essere studiato, elaborato e messo in pratica in tante sedute di allenamento perché possa essere metabolizzato e praticato a memoria dalla squadra. Nelle poche volte in cui è stato utilizzato il 3/5/2 si è trattato sempre di improvvisazione, vedi inventare Petrungaro e D’Auria centrocampisti, che non ha portato risultati apprezzabili. Se il confronto, avvenuto sabato scorso tra Nicola Macchia e De Giorgio è stato molto duro e serrato, probabilmente è stato causato forse, tra gli altri argomenti trattati, dall’invito del dirigente a cambiare tatticamente le cose in campo e dal rifiuto del tecnico a questa richiesta perché sempre convinto, nel suo modo integralista di concepire il calcio, che per fare uscire il Potenza da questo periodo buio non servono altre ricette. Per cui è davvero cosa buona e giusta non procedere al cambio dell’allenatore?

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Di sicuro nessuno ha la certezza che un nuovo tecnico potrebbe mettere le cose a posto e trasformare in positivo il Potenza. Ma è altrettanto sicuro che le possibilità di successo della nuova guida tecnica possono dipendere e dipendono anche e soprattutto da quale allenatore si sceglie per sostituire il precedente. Inoltre nessuno può negare, però, che nella maggioranza degli esoneri in tutti i campionati, l’arrivo del nuovo tecnico produce effetti positivi. Per non andare troppo lontano basta ricordare le prime due stagioni con alla guida la famiglia Macchia. Nel primo la sostituzione di Siviglia con Raffaele ha portato risultati molto più soddisfacenti con l’ingresso nei play off e nella seconda la girandola degli allenatori, Colombo, Lerda e Marchionni per finire a De Giorgio nelle due gare dei play out con il Monterosi ha consentito al Potenza di rimanere in serie C. Che cosa sarebbe successo se la società non avesse cambiato gli allenatori?

Ma sono solo i giocatori gli unici colpevoli del brutto campionato del Potenza? Non siamo assolutamente d’accordo perché le responsabilità di De Giorgio e del ds De Vito sono molto evidenti anche nell’allestimento dell’organico. Di conseguenza possiamo affermare che pensare che De Giorgio possa continuare ad essere il tecnico giusto per risolvere i problemi, e sono molti, della squadra rossoblù che anche De Giorgio ha contribuito a creare  è una pura illusione. E ne spieghiamo i motivi.

Si è chiesto l’amministratore delegato perché i giocatori gli hanno espresso il desiderio di non esonerare De Giorgio dopo il ko di Cosenza, quando egli stesso aveva già annunciato che allenatore e direttore sportivo erano, in pratica, sollevati dall’incarico? La società ha il diritto sacrosanto di poter prendere qualsiasi decisione senza avere nessun obbligo di ascoltare altri pareri, come successo all’indomani della partita con il Cosenza quando i giocatori hanno chiesto udienza alla società e sono stati accontentati per poter esprimere il loro parere positivo su De Giorgio. Confermare in questo momento De Giorgio equivale a non voler risolvere i tanti problemi che attanagliano il Potenza. Perché tra giocatori e tecnico c’è un grande rapporto mai scalfito perché in questi due anni De Giorgio ha trattato sempre con i guanti i suoi ragazzi, li ha sempre difesi, mai si è arrabbiato durante le gare per stigmatizzare gli errori commessi in campo.

A livello tecnico il suo limite maggiore è quello di non avere un piano B  e di continuare a giocare sempre ed esclusivamente con il suo adorato 4/3/3 dimenticando di lavorare in preparazione e  durante gli allenamenti settimanali anche per migliorare davvero la fase difensiva che in questo anno e mezzo è stato e continua ad essere il tallone di Achille del Potenza mai affrontato e risolto. Perché forse De Giorgio era convinto che la sua squadra sarebbe stata capace di segnare sempre un gol in più rispetto agli avversari. Anche un eventuale cambio del modulo, per passare ad un assetto tattico più prudente e meno rischioso come il 3/5/2, non si può inventare al momento ma ha necessità di essere studiato, elaborato e messo in pratica in tante sedute di allenamento perché possa essere metabolizzato e praticato a memoria dalla squadra. Nelle poche volte in cui è stato utilizzato il 3/5/2 si è trattato sempre di improvvisazione, vedi inventare Petrungaro e D’Auria centrocampisti, che non ha portato risultati apprezzabili. Se il confronto, avvenuto sabato scorso tra Nicola Macchia e De Giorgio è stato molto duro e serrato, probabilmente è stato causato forse, tra gli altri argomenti trattati, dall’invito del dirigente a cambiare tatticamente le cose in campo e dal rifiuto del tecnico a questa richiesta perché sempre convinto, nel suo modo integralista di concepire il calcio, che per fare uscire il Potenza da questo periodo buio non servono altre ricette. Per cui è davvero cosa buona e giusta non procedere al cambio dell’allenatore?

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