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Match Point

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Siamo arrivati ai momenti decisivi e determinanti. Ci andiamo a giocare il primo dei match points che ci siamo costruiti durante questa stagione con le nostre mani, con le nostre difficoltà, con i nostri record, anche con i nostri errori, ma soprattutto con la forza di TUTTI i nostri uomini, sia quelli con la maglia rossoblù in campo, che quelli con la sciarpa e la bandiera rossoblù sugli spalti. A 48 ore dalla partita del Viviani, la città di Potenza è in totale fermento, un’attesa dell’evento che non ha paragoni nella mia memoria, un’onda di entusiasmo concentrica che da Viale Marconi ha invaso la città, in ogni dove, dappertutto. Ed è gia sold out in prevendita. Si dice che ‘vincere aiuta a vincere’ ma si sa che, in questa fase del torneo, le vittorie si conquistano più con le motivazioni, l’atteggiamento e la concentrazione che con altro, ovvero la testa conta più delle gambe. E il Potenza ha già dimostrato di saper usare sia l’una che le altre. Ci proverà in un Viviani stracolmo di tifosi, stracolmo di persone che vogliono veder primeggiare e vincere la propria squadra di calcio e, con essa, la propria città. Il loro contributo è stato determinante nel virtuosissimo percorso del Potenza, il loro abbraccio alla squadra è stato forte e sentito, ovunque, con presenze da record. Ed il destino ha voluto che questo primo match point il Potenza lo giocasse con il Picerno, che nella partita del girone di andata fece bottino pieno. Una partita fra due squadre lucane, le cui comunità di appartenenza distano pochi chilometri, e che annoverano entrambe, negli staff tecnici e dirigenziali, tanti potentini. Primo fra tutti Pasquale Arleo, tecnico dei melandrini, potentino doc che vive e lavora a Potenza, che più volte ha avuto la guida tecnica del Potenza e che, nella sua ultima panchina potentina, datata 2006/2007, portò i rossoblù alla promozione, nell’allora serie C1, nella storica partita di Benevento. Un allenatore che in città ha sempre avuto tanti estimatori ma, contestualmente, anche tanti detrattori. Conoscendolo personalmente, verrà a giocarsi la sua partita senza alcun timore reverenziale, pur sedendo sulla panchina accanto a quella che da sempre rappresenta la sua seconda casa. Un motivo in più per usare l’attenzione dovuta e necessaria di fronte ad una compagine che molto bene si è comportata in questo torneo. Chiudo dicendo che lo strabordante entusiasmo che sta accompagnando una città intera, da nove mesi a questa parte, sta trasformando quella che io considero come ‘la prima delle cose meno serie della vita di una persona’ in qualcosa di più, ed è quanto dire.

E ORA, TUTTI INSIEME, ANDIAMOCI A PRENDERE CIO’ CHE ABBIAMO MERITATO.