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Non si diventa re senza averlo meritato, non si diventa campioni senza avere l’ambizione di esserlo

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È stata una stagione incredibile, è stato un Potenza a tratti eccellente: una squadra che ha alternato prestazioni ottime, compensando con la grinta ed il carattere, match tatticamente più sofferti. Qualcuno parla di una squadra fortunata. Ma la fortuna aiuta gli audaci, replicherebbero altri!

Un gruppo di ragazzi e di professionisti che hanno remato sempre tutti nella stessa direzione anteponendo gli interessi comuni a quelli individuali. Nessuno si è mai lamentato, almeno pubblicamente, di una esclusione di troppo; circostanza questa che non va sottovalutata considerato ciò che si muove, anche da un punto di vista di passioni ed emozioni, dietro al gioco del pallone.

Il condottiero di questo gruppo ha sempre avuto le idee lucide su come gestire squadra e ambiente, chiarendo sin dal primo giorno di ritiro la sua filosofia ed il suo credo calcistico basato su organizzazione ed abnegazione al lavoro ed al concetto di gruppo. Sono state di fatto superate le aspettative iniziali ed il Potenza era ad un passo dalla consacrazione. Poi qualche prestazione un po’ incolore, la sorte che inizia a voltare le spalle, la festa rinviata dopo la battaglia di Nardò, l’eliminazione dalla Coppa ad un passo dalla finale ed è iniziato ad aleggiare quel pensiero che nessuno vuole assecondare. Ha cominciato a prendere corpo quel dubbio che subdolamente mina le certezze.

Spazzatelo via!

Rifiutatelo, liberatevi la mente.

La realtà è talmente semplice da non meritare alcuna analisi troppo approfondita. Mancano 180 minuti alla fine del campionato ed il Potenza, dalla rosa imponente, comincia a subire la stanchezza delle ben 40 gare disputate tra coppa e campionato. Parliamo di 3.600 minuti di gioco. E’ normale, fisiologico e pertanto non deve destare alcuna eccessiva preoccupazione. La gara di domenica contro il Taranto sarà un’altra battaglia, la battaglia, e viene proprio dopo le due trasferte di San Donato e Nardò, disputate nel giro di soli tre giorni. Il tempo per recuperare le energie di fatto non c’è.

Nessun alibi dunque, le forze che mancano nelle gambe vanno cercate in altro, nelle motivazioni, nel carattere nella grinta e nel sostegno del Viviani. Ultimo sforzo leoni, non è un caso se siete lì in vetta da settembre, non si diventa “re della giungla” senza averlo meritato sul campo, non si diventa campioni senza avere l’ambizione di esserlo ed il vostro ruggito varcherà i confini e sarete riconosciuti da tutti come veri re.