lunedì 20 Maggio 2024
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Potenza, l’analisi del lunedì
P

RIFLESSIONI A FREDDO
Non posso negare di essere un po’ preoccupato, nonostante quattro partite rappresentino non certo il numero giusto per fare una valutazione complessiva.
Sono preoccupato perchè, al netto di alcune evidenti lacune di organico, la squadra non è riuscita a sopperire con le armi “personali” alla difficoltà di fare gioco e di rendersi pericolosi.
Lo hanno detto a fine partita anche i tifosi a Gallo, Coccia, Lolaico e Flammia: vogliamo di più. E’ questo il dato che emerge chiaro dallo scialbo pareggio col Monterosi: è mancato quell’ “essere Potenza” a cui eravamo abituati negli anni scorsi (sia quando eravamo da playoff, sia quando si lottava per evitare i playout) e che ha consentito a un club inferiore agli squadroni, o a una squadra disperata a caccia di salvezza, di mettersi alla pari con tutti.
Ormai, poi, è persino inutile ripetere che manca un regista e anche un attaccante. Quante partite ci saranno in cui gli avversari ti impediranno di giocare e in cui sarà fondamentale avere le idee per costruire? Non potremmo certo ripetere questo ritornello per tutto il campionato.
Il mercato degli svincolati offre poco e solo qualcosina c’è tra i centrocampisti, non in attacco. Quelli sono ruoli sui quali in estate si costruiscono le squadre. Bisogna adattarsi e al momento accontentarsi, magari cercando di inventarsi qualcosa chiedendo ai calciatori comunque di dare di più.
Perchè ieri è mancato anche il coraggio di osare (in campo e in panchina) e se un branco di leoni si trasforma in teneri agnellini, in aggiunta alle succitate carenze di organico, le cose iniziano a complicarsi.
Per coraggio di osare intendo prendersi qualche rischio. In un campionato in cui, lo ricordiamo, sono sette le squadre che arrivano dalla D (Campobasso, Andria, Monterosi, Messina, Latina, Taranto e Picerno), quelle che hanno la necessità di mettersi al passo delle altre, chi ha la dimestichezza della categoria – con calciatori che hanno sempre navigato in questi mari – deve avere qualcosa in più, una ventata di novità. Il Potenza arrembante e sbarazzino delle sorprese al momento è durato poco.
Manteniamo, comunque, un po’ di equilibrio: benissimo col Bari, male a Foggia e col Monterosi, benino a Catanzaro (dove non avevamo però l’obbligo di fare la partita). Quale è il vero Potenza? Lo aspettiamo dopo questo trittico in 15 giorni, con due trasferte (Avellino e Vibo) inframmezzate dal Francavilla in casa, evitando di emettere sentenze definitive, ma speranzosi che questo piccolo campanello d’allarme potrà avere l’effetto per tanti del fastidiosissimo trillo della sveglia di un lunedì mattina qualsiasi.

ALFONSO PECORARO

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Non posso negare di essere un po’ preoccupato, nonostante quattro partite rappresentino non certo il numero giusto per fare una valutazione complessiva.
Sono preoccupato perchè, al netto di alcune evidenti lacune di organico, la squadra non è riuscita a sopperire con le armi “personali” alla difficoltà di fare gioco e di rendersi pericolosi.
Lo hanno detto a fine partita anche i tifosi a Gallo, Coccia, Lolaico e Flammia: vogliamo di più. E’ questo il dato che emerge chiaro dallo scialbo pareggio col Monterosi: è mancato quell’ “essere Potenza” a cui eravamo abituati negli anni scorsi (sia quando eravamo da playoff, sia quando si lottava per evitare i playout) e che ha consentito a un club inferiore agli squadroni, o a una squadra disperata a caccia di salvezza, di mettersi alla pari con tutti.
Ormai, poi, è persino inutile ripetere che manca un regista e anche un attaccante. Quante partite ci saranno in cui gli avversari ti impediranno di giocare e in cui sarà fondamentale avere le idee per costruire? Non potremmo certo ripetere questo ritornello per tutto il campionato.
Il mercato degli svincolati offre poco e solo qualcosina c’è tra i centrocampisti, non in attacco. Quelli sono ruoli sui quali in estate si costruiscono le squadre. Bisogna adattarsi e al momento accontentarsi, magari cercando di inventarsi qualcosa chiedendo ai calciatori comunque di dare di più.
Perchè ieri è mancato anche il coraggio di osare (in campo e in panchina) e se un branco di leoni si trasforma in teneri agnellini, in aggiunta alle succitate carenze di organico, le cose iniziano a complicarsi.
Per coraggio di osare intendo prendersi qualche rischio. In un campionato in cui, lo ricordiamo, sono sette le squadre che arrivano dalla D (Campobasso, Andria, Monterosi, Messina, Latina, Taranto e Picerno), quelle che hanno la necessità di mettersi al passo delle altre, chi ha la dimestichezza della categoria – con calciatori che hanno sempre navigato in questi mari – deve avere qualcosa in più, una ventata di novità. Il Potenza arrembante e sbarazzino delle sorprese al momento è durato poco.
Manteniamo, comunque, un po’ di equilibrio: benissimo col Bari, male a Foggia e col Monterosi, benino a Catanzaro (dove non avevamo però l’obbligo di fare la partita). Quale è il vero Potenza? Lo aspettiamo dopo questo trittico in 15 giorni, con due trasferte (Avellino e Vibo) inframmezzate dal Francavilla in casa, evitando di emettere sentenze definitive, ma speranzosi che questo piccolo campanello d’allarme potrà avere l’effetto per tanti del fastidiosissimo trillo della sveglia di un lunedì mattina qualsiasi.

ALFONSO PECORARO

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Lo hanno detto a fine partita anche i tifosi a Gallo, Coccia, Lolaico e Flammia: vogliamo di più. E’ questo il dato che emerge chiaro dallo scialbo pareggio col Monterosi: è mancato quell’ “essere Potenza” a cui eravamo abituati negli anni scorsi (sia quando eravamo da playoff, sia quando si lottava per evitare i playout) e che ha consentito a un club inferiore agli squadroni, o a una squadra disperata a caccia di salvezza, di mettersi alla pari con tutti.
Ormai, poi, è persino inutile ripetere che manca un regista e anche un attaccante. Quante partite ci saranno in cui gli avversari ti impediranno di giocare e in cui sarà fondamentale avere le idee per costruire? Non potremmo certo ripetere questo ritornello per tutto il campionato.
Il mercato degli svincolati offre poco e solo qualcosina c’è tra i centrocampisti, non in attacco. Quelli sono ruoli sui quali in estate si costruiscono le squadre. Bisogna adattarsi e al momento accontentarsi, magari cercando di inventarsi qualcosa chiedendo ai calciatori comunque di dare di più.
Perchè ieri è mancato anche il coraggio di osare (in campo e in panchina) e se un branco di leoni si trasforma in teneri agnellini, in aggiunta alle succitate carenze di organico, le cose iniziano a complicarsi.
Per coraggio di osare intendo prendersi qualche rischio. In un campionato in cui, lo ricordiamo, sono sette le squadre che arrivano dalla D (Campobasso, Andria, Monterosi, Messina, Latina, Taranto e Picerno), quelle che hanno la necessità di mettersi al passo delle altre, chi ha la dimestichezza della categoria – con calciatori che hanno sempre navigato in questi mari – deve avere qualcosa in più, una ventata di novità. Il Potenza arrembante e sbarazzino delle sorprese al momento è durato poco.
Manteniamo, comunque, un po’ di equilibrio: benissimo col Bari, male a Foggia e col Monterosi, benino a Catanzaro (dove non avevamo però l’obbligo di fare la partita). Quale è il vero Potenza? Lo aspettiamo dopo questo trittico in 15 giorni, con due trasferte (Avellino e Vibo) inframmezzate dal Francavilla in casa, evitando di emettere sentenze definitive, ma speranzosi che questo piccolo campanello d’allarme potrà avere l’effetto per tanti del fastidiosissimo trillo della sveglia di un lunedì mattina qualsiasi.

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