Vado dritto per dritto, ripetendo un concetto che anche la partita con il Benevento mi ha lasciato: quando si può fare il salto di qualità, questa squadra non ci riesce. Buon primo tempo, diverse occasioni, sì giusto, ma al tirar delle somme sconfitta e il pieno di ‘dispiace’.
Spero davvero che anche questa partita possa aver lasciato un insegnamento: tipo che si deve investire in qualità ed esperienza se vuoi fare grandi cose, che non basta la buona volontà e la crescita esponenziale di tanti calciatori se poi, alla fine, commetti sempre gli stessi errori. E non penso solo dal punto di vista tecnico in campo (palla regalata agli avversari con un compagno a terra, in occasione del gol subito: ingiustificabile), dove comunque gli avversari hanno dimostrato chiaramente di essere una spanna al di sopra di noi, nonostante le occasioni che ci hanno concesso. Penso anche alla gestione di certe situazioni. Basta l’esempio di Schimmenti, sulla carta il nostro migliore giocatore, ieri non impiegato nemmeno un minuto, dopo che per tutto il mercato invernale è sembrato a un passo dal Benevento, e chissà che non lo sia già a partire dal prossimo giugno. Troppo banale la scusa del virus intestinale, al quale in tutta onestà non ha creduto nessuno.
Ma questo è un inciso in un discorso globale di crescita che, a questo punto della stagione e con le indicazioni che sta dando il campionato (non si correrebbero rischi di playout, dobbiamo essere seri), bisogna iniziare a farsi. Perché è proprio dal confronto con squadre e società come il Benevento (molto simile e vicinissima al Potenza per tantissime ragioni, penso al bacino d’utenza, all’eolico, al presidente che è anche editore, senza tralasciare gli avvii dell’era-Macchia legati a doppia mandata ai sanniti, e via discorrendo) che bisogna imparare qualcosa per fare questo benedetto salto di qualità che è sempre mancato fino ad oggi. Proprio come quello dei sanniti che, dopo tre anni, torneranno giustamente in B. Parlo, ovviamente, per il Potenza del futuro.
Per il presente ci resta la Coppa Italia che impreziosirebbe, vincendola, una stagione che in caso contrario resterebbe completamente anonima. Mi accontenterei, semmai accadesse, che il tanto desiderato salto di qualità capitasse proprio in questa occasione. Darebbe un senso all’anno e ispirerebbe, spero, a fare molto di più di una sufficienza strappata coi denti, nonostante i tanti soldi messi a disposizione.





