Spunti rossoblù di Fabio Ferrara
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Domenica, nella prima gara dopo la conquista della Coppa Italia, la squadra ha imposto il suo marchio: 3-0 netto, partita da manuale per chiudere la stagione con orgoglio. Il trofeo sfilato in campo è stata l’immagine simbolo di un ciclo coronato, e sul campo la vittoria è stata più che meritata: intensità, concretezza e rispetto della storia che questa maglia porta.

Eppure qualcosa non torna. Ci si aspettava uno stadio in festa, una città che rispondesse presente per celebrare ancora una volta la Coppa conquistata: non è stato così. L’atmosfera non si è ripetuta rispetto al grande colpo mediatico e emotivo della finale; quel boato collettivo che avrebbe dovuto accompagnare il ritorno dei campioni è mancato. È una ferita che non cancella il successo, ma ne sminuisce la portata pubblica.

Ricordiamo invece il bellissimo scenario della finale di Coppa: 2.500 tifosi in visibilio, una cornice che ha dimostrato quanto calore si possa creare quando la città risponde. Su quella base bisogna lavorare: non si può accettare che una piazza come Potenza non trasformi in routine il sostegno allo stadio. Questa squadra merita spalti pieni, domenica dopo domenica, soprattutto dopo aver alzato un trofeo che meriterebbe celebrazioni quotidiane.

Serve un progetto di mobilitazione, idee concrete per attirare famiglie, giovani, appassionati. Servono comunicazione efficace, iniziative negli orari giusti, magari promozioni per chi vuole celebrare insieme ai giocatori nel dopo-partita. Perché il Potenza calcistico ha dimostrato sul campo di essere grande: ora tocca alla città dimostrarlo davvero sugli spalti.

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Domenica, nella prima gara dopo la conquista della Coppa Italia, la squadra ha imposto il suo marchio: 3-0 netto, partita da manuale per chiudere la stagione con orgoglio. Il trofeo sfilato in campo è stata l’immagine simbolo di un ciclo coronato, e sul campo la vittoria è stata più che meritata: intensità, concretezza e rispetto della storia che questa maglia porta.

Eppure qualcosa non torna. Ci si aspettava uno stadio in festa, una città che rispondesse presente per celebrare ancora una volta la Coppa conquistata: non è stato così. L’atmosfera non si è ripetuta rispetto al grande colpo mediatico e emotivo della finale; quel boato collettivo che avrebbe dovuto accompagnare il ritorno dei campioni è mancato. È una ferita che non cancella il successo, ma ne sminuisce la portata pubblica.

Ricordiamo invece il bellissimo scenario della finale di Coppa: 2.500 tifosi in visibilio, una cornice che ha dimostrato quanto calore si possa creare quando la città risponde. Su quella base bisogna lavorare: non si può accettare che una piazza come Potenza non trasformi in routine il sostegno allo stadio. Questa squadra merita spalti pieni, domenica dopo domenica, soprattutto dopo aver alzato un trofeo che meriterebbe celebrazioni quotidiane.

Serve un progetto di mobilitazione, idee concrete per attirare famiglie, giovani, appassionati. Servono comunicazione efficace, iniziative negli orari giusti, magari promozioni per chi vuole celebrare insieme ai giocatori nel dopo-partita. Perché il Potenza calcistico ha dimostrato sul campo di essere grande: ora tocca alla città dimostrarlo davvero sugli spalti.

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Eppure qualcosa non torna. Ci si aspettava uno stadio in festa, una città che rispondesse presente per celebrare ancora una volta la Coppa conquistata: non è stato così. L’atmosfera non si è ripetuta rispetto al grande colpo mediatico e emotivo della finale; quel boato collettivo che avrebbe dovuto accompagnare il ritorno dei campioni è mancato. È una ferita che non cancella il successo, ma ne sminuisce la portata pubblica.

Ricordiamo invece il bellissimo scenario della finale di Coppa: 2.500 tifosi in visibilio, una cornice che ha dimostrato quanto calore si possa creare quando la città risponde. Su quella base bisogna lavorare: non si può accettare che una piazza come Potenza non trasformi in routine il sostegno allo stadio. Questa squadra merita spalti pieni, domenica dopo domenica, soprattutto dopo aver alzato un trofeo che meriterebbe celebrazioni quotidiane.

Serve un progetto di mobilitazione, idee concrete per attirare famiglie, giovani, appassionati. Servono comunicazione efficace, iniziative negli orari giusti, magari promozioni per chi vuole celebrare insieme ai giocatori nel dopo-partita. Perché il Potenza calcistico ha dimostrato sul campo di essere grande: ora tocca alla città dimostrarlo davvero sugli spalti.

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