La pillola del giorno dopo Salernitana-Potenza di Alfonso Pecoraro
L

Qualche premessa prima di iniziare. Uno: l’analisi è solo ed esclusivamente relativa ai 90’ di Salerno. Anticipazione adatta a cercare di evitare (ma tanto non ci si riesce lo stesso) che tutti i gran soloni di Potenza si riempiano la bocca e non accettino o, meglio, non rispettino l’opinione altrui. Quelli che, magari, il Potenza non lo vedono nemmeno quando è al Viviani.

Due: leggo commenti, prese di posizione, al limite dell’esaltazione su gioco, occasioni create, reazione. Che, ovviamente, portano a contestare chi esprime il proprio giudizio giornalistico su una partita persa 4-2. Io ipocrita non lo sarò mai e difficilmente sarò contento e felice dopo aver perso. Peggio, in una sfida anticipata da un carico di aspettative esagerato (non negate, quanti hanno pensato a Salerno si vince facile?).

Tre: nessuno si sognerebbe mai di emettere verdetti definitivi su mister e squadra. Benissimo per le prime tre partite, così e così nella quarta, andiamo avanti con lo stesso spirito mostrato finora. Non si deve scandalizzare nessuno: perdere a Salerno ci può stare. Mi rode, essenzialmente il modo in cui è maturato il ko.

E qui inizia la pillola: perdere così proprio non mi è sceso. E non mi scende nemmeno la giustificazione che tanto mica dobbiamo vincere il campionato. Il ko è figlio esclusivo di un primo tempo letteralmente regalato ai granata. Nei primi 8’ un gol annullato, una parata di Cucchietti e due gol buoni. Chiamatela come volete: approccio, distrazione, forza degli avversari. Io dico black out difensivo. Anzi, per dirla come la dice Capuano, si sono spente la lampadina della fase difensiva (quella del singolo reparto) e della fase difendente (quella della squadra per intero). E, permettetemi, io ancora non mi rassegno ai più di 150 gol presi in tre campionati. E mi viene la febbre solo a ricordarmelo. Tisci se ne faccia una ragione e lavori ancora più duro su alcune evidenti cose che non sono andate (e lui sa benissimo quali).

A mio avviso, il primo tempo regalato è stato anche per un paio di scelte che non mi hanno convinto: Ghisolfi per Castorani (ad oggi lo posso dire che per me, e sottolineo per me, è uno degli insostituibili del Potenza?) e Russo per Adjapong (che nel confronto con Achich, probabilmente, sapendo difendere meglio del compagno, avrebbe fatto di più e meglio). Convinzione ribadita dal fatto che nel secondo tempo, quando il Potenza si è ristabilito per come avrebbe dovuto essere fin dal 1’, ha fatto bene e ha tenuto viva la partita in pratica fino alla fine, nonostante un altro regalo fatto a Lagumina, il gol del 4-2. La ripresa, lo ricordiamo, è finita 1-1 con un gol non dato, un rigorino da verificare con il rosso a Bruschi, e il palo di Adjapong.

Diciamo pure che negli episodi non siamo stati molto fortunati: tutti a sfavore ed anche propiziati da un arbitro, diciamo così, non proprio in partita, come la difesa del Potenza. Dio santo, ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare, pure quando si è accomodato davanti alla tv.

Qui sta il rammarico più grosso, da un lato, ossia aver perso distribuendo pacchi regalo a chi certo non ne aveva bisogno, ma dall’altro c’è anche la consolazione di aver dimostrato di avere carattere nel non abbattersi (sul 3-1 e traversa di Villa, ho temuto la goleada), nell’essere propositivi, nella capacità dell’allenatore di correggere in corsa qualche errore di valutazione.

A Tisci, però, non posso non contestare la sostituzione di Selleri: anche se lui ha giustificato che era un cambio preventivato, è davvero un caso più unico che raro vedere il centravanti che ha segnato essere sostituito ancor prima che gli avversari battessero la ripresa del gioco. Lo vuoi togliere? Fallo stare altri cinque minuti e poi procedi. Ma subito, subito no, non lo posso giustificare per nessuna ragione, se non per un infortunio. Poi, neanche a farlo apposta, la prima palla gol capita proprio sul piede di Murano che si fa parare, calciando in maniera lenta, la palla del 3-3. Ci fosse stato Selleri, chissà. Ma dei se e dei ma è piena la storia.

La realtà dice che si va a Bari, possibilmente pensando che per tutto quello che doveva andare storto, abbiamo già dato.

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Qualche premessa prima di iniziare. Uno: l’analisi è solo ed esclusivamente relativa ai 90’ di Salerno. Anticipazione adatta a cercare di evitare (ma tanto non ci si riesce lo stesso) che tutti i gran soloni di Potenza si riempiano la bocca e non accettino o, meglio, non rispettino l’opinione altrui. Quelli che, magari, il Potenza non lo vedono nemmeno quando è al Viviani.

Due: leggo commenti, prese di posizione, al limite dell’esaltazione su gioco, occasioni create, reazione. Che, ovviamente, portano a contestare chi esprime il proprio giudizio giornalistico su una partita persa 4-2. Io ipocrita non lo sarò mai e difficilmente sarò contento e felice dopo aver perso. Peggio, in una sfida anticipata da un carico di aspettative esagerato (non negate, quanti hanno pensato a Salerno si vince facile?).

Tre: nessuno si sognerebbe mai di emettere verdetti definitivi su mister e squadra. Benissimo per le prime tre partite, così e così nella quarta, andiamo avanti con lo stesso spirito mostrato finora. Non si deve scandalizzare nessuno: perdere a Salerno ci può stare. Mi rode, essenzialmente il modo in cui è maturato il ko.

E qui inizia la pillola: perdere così proprio non mi è sceso. E non mi scende nemmeno la giustificazione che tanto mica dobbiamo vincere il campionato. Il ko è figlio esclusivo di un primo tempo letteralmente regalato ai granata. Nei primi 8’ un gol annullato, una parata di Cucchietti e due gol buoni. Chiamatela come volete: approccio, distrazione, forza degli avversari. Io dico black out difensivo. Anzi, per dirla come la dice Capuano, si sono spente la lampadina della fase difensiva (quella del singolo reparto) e della fase difendente (quella della squadra per intero). E, permettetemi, io ancora non mi rassegno ai più di 150 gol presi in tre campionati. E mi viene la febbre solo a ricordarmelo. Tisci se ne faccia una ragione e lavori ancora più duro su alcune evidenti cose che non sono andate (e lui sa benissimo quali).

A mio avviso, il primo tempo regalato è stato anche per un paio di scelte che non mi hanno convinto: Ghisolfi per Castorani (ad oggi lo posso dire che per me, e sottolineo per me, è uno degli insostituibili del Potenza?) e Russo per Adjapong (che nel confronto con Achich, probabilmente, sapendo difendere meglio del compagno, avrebbe fatto di più e meglio). Convinzione ribadita dal fatto che nel secondo tempo, quando il Potenza si è ristabilito per come avrebbe dovuto essere fin dal 1’, ha fatto bene e ha tenuto viva la partita in pratica fino alla fine, nonostante un altro regalo fatto a Lagumina, il gol del 4-2. La ripresa, lo ricordiamo, è finita 1-1 con un gol non dato, un rigorino da verificare con il rosso a Bruschi, e il palo di Adjapong.

Diciamo pure che negli episodi non siamo stati molto fortunati: tutti a sfavore ed anche propiziati da un arbitro, diciamo così, non proprio in partita, come la difesa del Potenza. Dio santo, ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare, pure quando si è accomodato davanti alla tv.

Qui sta il rammarico più grosso, da un lato, ossia aver perso distribuendo pacchi regalo a chi certo non ne aveva bisogno, ma dall’altro c’è anche la consolazione di aver dimostrato di avere carattere nel non abbattersi (sul 3-1 e traversa di Villa, ho temuto la goleada), nell’essere propositivi, nella capacità dell’allenatore di correggere in corsa qualche errore di valutazione.

A Tisci, però, non posso non contestare la sostituzione di Selleri: anche se lui ha giustificato che era un cambio preventivato, è davvero un caso più unico che raro vedere il centravanti che ha segnato essere sostituito ancor prima che gli avversari battessero la ripresa del gioco. Lo vuoi togliere? Fallo stare altri cinque minuti e poi procedi. Ma subito, subito no, non lo posso giustificare per nessuna ragione, se non per un infortunio. Poi, neanche a farlo apposta, la prima palla gol capita proprio sul piede di Murano che si fa parare, calciando in maniera lenta, la palla del 3-3. Ci fosse stato Selleri, chissà. Ma dei se e dei ma è piena la storia.

La realtà dice che si va a Bari, possibilmente pensando che per tutto quello che doveva andare storto, abbiamo già dato.

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Due: leggo commenti, prese di posizione, al limite dell’esaltazione su gioco, occasioni create, reazione. Che, ovviamente, portano a contestare chi esprime il proprio giudizio giornalistico su una partita persa 4-2. Io ipocrita non lo sarò mai e difficilmente sarò contento e felice dopo aver perso. Peggio, in una sfida anticipata da un carico di aspettative esagerato (non negate, quanti hanno pensato a Salerno si vince facile?).

Tre: nessuno si sognerebbe mai di emettere verdetti definitivi su mister e squadra. Benissimo per le prime tre partite, così e così nella quarta, andiamo avanti con lo stesso spirito mostrato finora. Non si deve scandalizzare nessuno: perdere a Salerno ci può stare. Mi rode, essenzialmente il modo in cui è maturato il ko.

E qui inizia la pillola: perdere così proprio non mi è sceso. E non mi scende nemmeno la giustificazione che tanto mica dobbiamo vincere il campionato. Il ko è figlio esclusivo di un primo tempo letteralmente regalato ai granata. Nei primi 8’ un gol annullato, una parata di Cucchietti e due gol buoni. Chiamatela come volete: approccio, distrazione, forza degli avversari. Io dico black out difensivo. Anzi, per dirla come la dice Capuano, si sono spente la lampadina della fase difensiva (quella del singolo reparto) e della fase difendente (quella della squadra per intero). E, permettetemi, io ancora non mi rassegno ai più di 150 gol presi in tre campionati. E mi viene la febbre solo a ricordarmelo. Tisci se ne faccia una ragione e lavori ancora più duro su alcune evidenti cose che non sono andate (e lui sa benissimo quali).

A mio avviso, il primo tempo regalato è stato anche per un paio di scelte che non mi hanno convinto: Ghisolfi per Castorani (ad oggi lo posso dire che per me, e sottolineo per me, è uno degli insostituibili del Potenza?) e Russo per Adjapong (che nel confronto con Achich, probabilmente, sapendo difendere meglio del compagno, avrebbe fatto di più e meglio). Convinzione ribadita dal fatto che nel secondo tempo, quando il Potenza si è ristabilito per come avrebbe dovuto essere fin dal 1’, ha fatto bene e ha tenuto viva la partita in pratica fino alla fine, nonostante un altro regalo fatto a Lagumina, il gol del 4-2. La ripresa, lo ricordiamo, è finita 1-1 con un gol non dato, un rigorino da verificare con il rosso a Bruschi, e il palo di Adjapong.

Diciamo pure che negli episodi non siamo stati molto fortunati: tutti a sfavore ed anche propiziati da un arbitro, diciamo così, non proprio in partita, come la difesa del Potenza. Dio santo, ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare, pure quando si è accomodato davanti alla tv.

Qui sta il rammarico più grosso, da un lato, ossia aver perso distribuendo pacchi regalo a chi certo non ne aveva bisogno, ma dall’altro c’è anche la consolazione di aver dimostrato di avere carattere nel non abbattersi (sul 3-1 e traversa di Villa, ho temuto la goleada), nell’essere propositivi, nella capacità dell’allenatore di correggere in corsa qualche errore di valutazione.

A Tisci, però, non posso non contestare la sostituzione di Selleri: anche se lui ha giustificato che era un cambio preventivato, è davvero un caso più unico che raro vedere il centravanti che ha segnato essere sostituito ancor prima che gli avversari battessero la ripresa del gioco. Lo vuoi togliere? Fallo stare altri cinque minuti e poi procedi. Ma subito, subito no, non lo posso giustificare per nessuna ragione, se non per un infortunio. Poi, neanche a farlo apposta, la prima palla gol capita proprio sul piede di Murano che si fa parare, calciando in maniera lenta, la palla del 3-3. Ci fosse stato Selleri, chissà. Ma dei se e dei ma è piena la storia.

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