Spunti rossoblù di Fabio Ferrara
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La vittoria netta a Foggia apre le porte alla partita di cartello: sabato è il giorno della fede, del coraggio e della bellissima malattia che ci accomuna
Tre a uno. Tre gol che profumano di futuro, di riscatto, di quella rotta giusta che il nostro Potenza ha intrapreso come una freccia scoccata dal cuore di una terra che non smette di crederci. Foggia è caduta sotto i colpi di una squadra che comincia a respirare con i polmoni di chi sa perché combatte, di chi ha trovato quella sintonia magica tra campo e il suo popolo che trasforma il calcio da semplice sport in religione.
Ma non è il momento di fermarsi a contemplare ciò che è stato. Sabato 17 ottobre al Viviani ci sarà il Catania. E il Viviani, per chi lo conosce, sa di provincia orgogliosa, sa di storie intessute di passione e sudore. Sa di quella cosa rara e meravigliosa che è lo sport quando diventa verità.
Una serenità consapevole, un entusiasmo senza freni
Affrontiamo questa partita di cartello con la serenità di chi sa cosa significhi credere, senza rinunciare a un solo grammo di entusiasmo. Perché il Potenza, cari fratelli rossoblu, non è solo calcio: è una malattia bella, una condizione dello spirito che non si guarisce e che – soprattutto – non si dovrebbe mai guarire.
Sabato il Viviani sarà una bolgia. Sold-out? Io da Torino ho già prenotato l’aereo. E in quella bolgia dovremo portare non il peso della speranza, ma la leggerezza della fede. Sì, la fede: quella che ti permette di vivere ogni attimo, di godere ogni contrasto, ogni parata, ogni sussulto del cuore come un privilegio.
La lezione più importante: il risultato non è tutto
Ma voglio dire qualcosa che forse è ancora più importante. Se – e non lo auguriamo a nessuno – dovessimo trovare il Catania più forte in quella giornata; se dovessimo tornare a casa con un risultato che brucia; se anche con lo stadio stracolmo non dovessimo riuscire a vincere: questo non dovrà spegnere di un solo grado il fuoco che arde dentro di noi.
Perché il Potenza non è una fede che si misura solo con i tre punti. È una comunità. È una tribù. È quella malattia bellissima di cui parlavo – quella che ti costringe a soffrire gloriosamente per una squadra che gioca 100 minuti per 38 giornate.
Tutto ciò che arriva, arriva come dono. Una vittoria? Un capolavoro. Un pareggio? Una battaglia onorata. Una sconfitta? Una ferita che cicatrizza l’anima rendendola più forte e consapevole.
Contagia il mondo con la tua passione
Il compito nostro, dei tifosi del Potenza, è uno solo: mantenere intatto questo entusiasmo, farne un virus buono che si propaga senza resistenze, senza riserve. Far capire a chi non ci conosce ancora che supportare il Potenza non è una questione di classifica, ma di appartenenza spirituale.
Sabato pomeriggio, quando scenderete le scale del Viviani – che sia per un’apoteosi di gioia o per una sconfitta dolorosa – portatevi con voi la certezza che avrete fatto parte di qualcosa di straordinario. Avrete gridato il vostro amore con la forza di mille polmoni. Avrete dimostrato che esistono ancora cose che contano più dei soldi, delle mode, delle convenienze.
Il Potenza è una malattia, sì. Ma è la più bella che si possa contrarre. E sabato al Viviani, dobbiamo farla diventare epidemia.
Rossoblu, sempre. Fino alla fine e oltre.

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La vittoria netta a Foggia apre le porte alla partita di cartello: sabato è il giorno della fede, del coraggio e della bellissima malattia che ci accomuna
Tre a uno. Tre gol che profumano di futuro, di riscatto, di quella rotta giusta che il nostro Potenza ha intrapreso come una freccia scoccata dal cuore di una terra che non smette di crederci. Foggia è caduta sotto i colpi di una squadra che comincia a respirare con i polmoni di chi sa perché combatte, di chi ha trovato quella sintonia magica tra campo e il suo popolo che trasforma il calcio da semplice sport in religione.
Ma non è il momento di fermarsi a contemplare ciò che è stato. Sabato 17 ottobre al Viviani ci sarà il Catania. E il Viviani, per chi lo conosce, sa di provincia orgogliosa, sa di storie intessute di passione e sudore. Sa di quella cosa rara e meravigliosa che è lo sport quando diventa verità.
Una serenità consapevole, un entusiasmo senza freni
Affrontiamo questa partita di cartello con la serenità di chi sa cosa significhi credere, senza rinunciare a un solo grammo di entusiasmo. Perché il Potenza, cari fratelli rossoblu, non è solo calcio: è una malattia bella, una condizione dello spirito che non si guarisce e che – soprattutto – non si dovrebbe mai guarire.
Sabato il Viviani sarà una bolgia. Sold-out? Io da Torino ho già prenotato l’aereo. E in quella bolgia dovremo portare non il peso della speranza, ma la leggerezza della fede. Sì, la fede: quella che ti permette di vivere ogni attimo, di godere ogni contrasto, ogni parata, ogni sussulto del cuore come un privilegio.
La lezione più importante: il risultato non è tutto
Ma voglio dire qualcosa che forse è ancora più importante. Se – e non lo auguriamo a nessuno – dovessimo trovare il Catania più forte in quella giornata; se dovessimo tornare a casa con un risultato che brucia; se anche con lo stadio stracolmo non dovessimo riuscire a vincere: questo non dovrà spegnere di un solo grado il fuoco che arde dentro di noi.
Perché il Potenza non è una fede che si misura solo con i tre punti. È una comunità. È una tribù. È quella malattia bellissima di cui parlavo – quella che ti costringe a soffrire gloriosamente per una squadra che gioca 100 minuti per 38 giornate.
Tutto ciò che arriva, arriva come dono. Una vittoria? Un capolavoro. Un pareggio? Una battaglia onorata. Una sconfitta? Una ferita che cicatrizza l’anima rendendola più forte e consapevole.
Contagia il mondo con la tua passione
Il compito nostro, dei tifosi del Potenza, è uno solo: mantenere intatto questo entusiasmo, farne un virus buono che si propaga senza resistenze, senza riserve. Far capire a chi non ci conosce ancora che supportare il Potenza non è una questione di classifica, ma di appartenenza spirituale.
Sabato pomeriggio, quando scenderete le scale del Viviani – che sia per un’apoteosi di gioia o per una sconfitta dolorosa – portatevi con voi la certezza che avrete fatto parte di qualcosa di straordinario. Avrete gridato il vostro amore con la forza di mille polmoni. Avrete dimostrato che esistono ancora cose che contano più dei soldi, delle mode, delle convenienze.
Il Potenza è una malattia, sì. Ma è la più bella che si possa contrarre. E sabato al Viviani, dobbiamo farla diventare epidemia.
Rossoblu, sempre. Fino alla fine e oltre.

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Ma non è il momento di fermarsi a contemplare ciò che è stato. Sabato 17 ottobre al Viviani ci sarà il Catania. E il Viviani, per chi lo conosce, sa di provincia orgogliosa, sa di storie intessute di passione e sudore. Sa di quella cosa rara e meravigliosa che è lo sport quando diventa verità.
Una serenità consapevole, un entusiasmo senza freni
Affrontiamo questa partita di cartello con la serenità di chi sa cosa significhi credere, senza rinunciare a un solo grammo di entusiasmo. Perché il Potenza, cari fratelli rossoblu, non è solo calcio: è una malattia bella, una condizione dello spirito che non si guarisce e che – soprattutto – non si dovrebbe mai guarire.
Sabato il Viviani sarà una bolgia. Sold-out? Io da Torino ho già prenotato l’aereo. E in quella bolgia dovremo portare non il peso della speranza, ma la leggerezza della fede. Sì, la fede: quella che ti permette di vivere ogni attimo, di godere ogni contrasto, ogni parata, ogni sussulto del cuore come un privilegio.
La lezione più importante: il risultato non è tutto
Ma voglio dire qualcosa che forse è ancora più importante. Se – e non lo auguriamo a nessuno – dovessimo trovare il Catania più forte in quella giornata; se dovessimo tornare a casa con un risultato che brucia; se anche con lo stadio stracolmo non dovessimo riuscire a vincere: questo non dovrà spegnere di un solo grado il fuoco che arde dentro di noi.
Perché il Potenza non è una fede che si misura solo con i tre punti. È una comunità. È una tribù. È quella malattia bellissima di cui parlavo – quella che ti costringe a soffrire gloriosamente per una squadra che gioca 100 minuti per 38 giornate.
Tutto ciò che arriva, arriva come dono. Una vittoria? Un capolavoro. Un pareggio? Una battaglia onorata. Una sconfitta? Una ferita che cicatrizza l’anima rendendola più forte e consapevole.
Contagia il mondo con la tua passione
Il compito nostro, dei tifosi del Potenza, è uno solo: mantenere intatto questo entusiasmo, farne un virus buono che si propaga senza resistenze, senza riserve. Far capire a chi non ci conosce ancora che supportare il Potenza non è una questione di classifica, ma di appartenenza spirituale.
Sabato pomeriggio, quando scenderete le scale del Viviani – che sia per un’apoteosi di gioia o per una sconfitta dolorosa – portatevi con voi la certezza che avrete fatto parte di qualcosa di straordinario. Avrete gridato il vostro amore con la forza di mille polmoni. Avrete dimostrato che esistono ancora cose che contano più dei soldi, delle mode, delle convenienze.
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