La pillola del giorno dopo Potenza-Crotone di Alfonso Pecoraro
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Alle 18:15 di ieri pomeriggio c’era già chi aveva recitato il ‘de profundis’. In tribuna ho sentito pronunciare frasi blasfeme, giudizi inverecondi, critiche a mister e giocatori. Roba da matti, davvero non riuscivo a farmi capace. Eppure tanta gente un po’ di calcio l’ha visto, qualche partita l’ha fatta, qualcun’altra l’ha vista in tv. Era fin troppo chiaro e lapalissiano che in quei primi 45’ era davvero andato tutto per il verso storto, ma che tra le due squadre ci fosse un bel po’ di differenza, tecnica e qualitativa soprattutto, era fin troppo chiaro. Alla fine del primo tempo personalmente non mi facevo capace del risultato, ma ho detto a chi mi stava vicino che era nelle nostre corde recuperare il match e, addirittura, farne più di tre gol. E il Potenza ha dimostrato di essere più forte anche di una giornata storta.

Chiaramente non è merito mio che si sia rimontato in maniera tanto fragorosa, quanto piuttosto di una squadra che non finisce mai di stupirci, che non si arrende, di un mister che è bravissimo ed accompagnato anche da un pizzico di buona sorte (per esempio, Castorani stava per uscire – ed è accaduto un secondo dopo – ma prima ha fatto in tempo a fare gol), di un tifo incessante e spingente. Insomma, la rimonta è stata per merito esclusivo di chi ci ha creduto. E tutto è bene, quel che finisce bene.

Certo, non si può negare che un po’ di ‘pampanizzo’, si dice così, a quanti c’erano e vogliono assoluto bene al Potenza, è venuto, ma alla fine ce lo siamo fatti piacere, perché quello che resta non è lo 0-2 del primo tempo (quello servirà come insegnamento a non fare certi errori, tipo farsi infilare ingenuamente come nel secondo gol), ma il 4-2 finale che rende lo score di queste prime 12 partite assolutamente ineccepibile e perentorio.

Si è detto in giro – specialmente in quei posti dove non si vede l’ora che i rossoblù inizino a calare – che, al tirar delle somme, il Potenza fa dannatamente sul serio. Fatevene una ragione, tutti; noi ci godiamo il sogno. I problemi dei numeri che fa il Potenza sono solo ed esclusivamente degli altri, che pare stiano facendo il conto alla rovescia sui passaggi a vuoto di Petrungaro e compagni. Fate pure, e continuate a sperare che questi passi a vuoto tanto agognati e sperati non arrivino magari verso marzo o aprile. Allora sarà troppo tardi.

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Alle 18:15 di ieri pomeriggio c’era già chi aveva recitato il ‘de profundis’. In tribuna ho sentito pronunciare frasi blasfeme, giudizi inverecondi, critiche a mister e giocatori. Roba da matti, davvero non riuscivo a farmi capace. Eppure tanta gente un po’ di calcio l’ha visto, qualche partita l’ha fatta, qualcun’altra l’ha vista in tv. Era fin troppo chiaro e lapalissiano che in quei primi 45’ era davvero andato tutto per il verso storto, ma che tra le due squadre ci fosse un bel po’ di differenza, tecnica e qualitativa soprattutto, era fin troppo chiaro. Alla fine del primo tempo personalmente non mi facevo capace del risultato, ma ho detto a chi mi stava vicino che era nelle nostre corde recuperare il match e, addirittura, farne più di tre gol. E il Potenza ha dimostrato di essere più forte anche di una giornata storta.

Chiaramente non è merito mio che si sia rimontato in maniera tanto fragorosa, quanto piuttosto di una squadra che non finisce mai di stupirci, che non si arrende, di un mister che è bravissimo ed accompagnato anche da un pizzico di buona sorte (per esempio, Castorani stava per uscire – ed è accaduto un secondo dopo – ma prima ha fatto in tempo a fare gol), di un tifo incessante e spingente. Insomma, la rimonta è stata per merito esclusivo di chi ci ha creduto. E tutto è bene, quel che finisce bene.

Certo, non si può negare che un po’ di ‘pampanizzo’, si dice così, a quanti c’erano e vogliono assoluto bene al Potenza, è venuto, ma alla fine ce lo siamo fatti piacere, perché quello che resta non è lo 0-2 del primo tempo (quello servirà come insegnamento a non fare certi errori, tipo farsi infilare ingenuamente come nel secondo gol), ma il 4-2 finale che rende lo score di queste prime 12 partite assolutamente ineccepibile e perentorio.

Si è detto in giro – specialmente in quei posti dove non si vede l’ora che i rossoblù inizino a calare – che, al tirar delle somme, il Potenza fa dannatamente sul serio. Fatevene una ragione, tutti; noi ci godiamo il sogno. I problemi dei numeri che fa il Potenza sono solo ed esclusivamente degli altri, che pare stiano facendo il conto alla rovescia sui passaggi a vuoto di Petrungaro e compagni. Fate pure, e continuate a sperare che questi passi a vuoto tanto agognati e sperati non arrivino magari verso marzo o aprile. Allora sarà troppo tardi.

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Chiaramente non è merito mio che si sia rimontato in maniera tanto fragorosa, quanto piuttosto di una squadra che non finisce mai di stupirci, che non si arrende, di un mister che è bravissimo ed accompagnato anche da un pizzico di buona sorte (per esempio, Castorani stava per uscire – ed è accaduto un secondo dopo – ma prima ha fatto in tempo a fare gol), di un tifo incessante e spingente. Insomma, la rimonta è stata per merito esclusivo di chi ci ha creduto. E tutto è bene, quel che finisce bene.

Certo, non si può negare che un po’ di ‘pampanizzo’, si dice così, a quanti c’erano e vogliono assoluto bene al Potenza, è venuto, ma alla fine ce lo siamo fatti piacere, perché quello che resta non è lo 0-2 del primo tempo (quello servirà come insegnamento a non fare certi errori, tipo farsi infilare ingenuamente come nel secondo gol), ma il 4-2 finale che rende lo score di queste prime 12 partite assolutamente ineccepibile e perentorio.

Si è detto in giro – specialmente in quei posti dove non si vede l’ora che i rossoblù inizino a calare – che, al tirar delle somme, il Potenza fa dannatamente sul serio. Fatevene una ragione, tutti; noi ci godiamo il sogno. I problemi dei numeri che fa il Potenza sono solo ed esclusivamente degli altri, che pare stiano facendo il conto alla rovescia sui passaggi a vuoto di Petrungaro e compagni. Fate pure, e continuate a sperare che questi passi a vuoto tanto agognati e sperati non arrivino magari verso marzo o aprile. Allora sarà troppo tardi.

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