Devo essere onesto: a me dello 0-0 mi ha importato relativamente. E’ il modo, il modo, il modo. Tisci mi ha colpito, in una recente conferenza stampa, per una frase: “Nel nostro percorso di crescita mi interessa più il modo di scendere in campo che il risultato”. L’atteggiamento, quindi, la padronanza del campo, perché no anche il gioco, la compattezza. Bene, molto bene così. Nell’avvio di stagione in cui il Bari è quello che abbiamo visto, la Salernitana e il Catania stentano, nel lotto delle big va ascritta, senza dubbi, anche la squadra di Tisci. Per tutto quello che ha saputo dimostrare in queste prime, difficilissime partite: 10 punti in cinque gare, media di due a partita, è tantissima roba. Anche perché i margini di miglioramento ci sono ancora. Ma, francamente, oggi il fatto di aver sbagliato una mezzora in una partita, fa già parte del libro dei ricordi.
Della gara di Bari, oltre all’atteggiamento, sono rimasto stupefatto dal numero impressionante di occasioni da gol che il Potenza ha creato: almeno 9 nitide, nell’arco di 25, ho guardato benissimo, 25, ripeto 25 tiri in porta contro una candidata alla B, i cui giornalisti hanno ampiamente riconosciuto i meriti dei lucani e definito ‘fortunata’ la partita dei pugliesi. Ho sentito qualcuno affermare, ‘ serve uno che segna’. Non diciamo eresie: se il Potenza ha prodotto così tanto è anche e soprattutto per il lavoro fatto dal centravanti, prima selleri e poi Murano, che sostanzialmente le loro palle gol le hanno anche avute. Si lavorerà sulla mira, ma sono certo che i gol arriveranno lo stesso. E se a farli non sarà l’uomo d’area di rigore, ma l’esterno, piuttosto che i centrocampisti di inserimento, o qualche difensore in proiezione offensiva, credo che importerà davvero pochissimo. Perché quello che interessa, alla fine, è il modo, il modo, il modo. E quello, alla lunga, fa la differenza.





