La pillola del giorno dopo Barletta-Potenza di Alfonso Pecoraro
L

Me la godo. E non dirò mai ‘finchè dura’. Vivo il momento, il qui e ora. Godo. Perché – per quello che è il mio mestiere – devo raccontare ciò che vedo e accade. Ed è particolarmente complicato farlo quando le cose non vanno per il verso giusto. Perché bisogna mantenere sangue freddo, lucidità, evitare imprecazioni alla malasorte, ecc. cc. Invece no: quando devi raccontare tanta meraviglia il racconto scivola via con tutta la passione e tutto il sentimento della soddisfazione, dell’allegria. Con la voglia di essere quanto più persuasivo possibile nel convincere quelli che non ci sono stati che, davvero, è stata tutta una meraviglia. E può ricapitare ancora.

Ci può stare che si vincano certe partite, ma ancora una volta voglio sottolineare il modo, il modo. E’ un mantra quello che sta imponendo mister Tisci a questo gruppo e anche all’ambiente potentino. Si può anche perdere, ma non si deve mai sbagliare il modo. Esempio tipico quello di Salerno, dove la rabbia e la delusione per quei dieci minuti ci avevano quasi fatto sprofondare nel passato della miriade di gol subiti, ogni santa domenica. Però poi, a bocce ferme, penso che sono stati 10 minuti, miserabili 10 minuti. In sette partite. 10 minuti in cui a quegli altri è andato tutto bene.

Ma il modo, il modo è stato quello giusto. E l’immagine di Barletta è stata esattamente questa. Quella di un modo di reagire a un risultato negativo deciso solo ed esclusivamente da una prodezza di chi ha giocato in Serie A non a caso, con una roboante e spietata esecuzione di tattica, fisico, qualità. Un Potenza straripante, che ha dimostrato di essere una spanna più forte degli avversari incontrati in questo primo mese di campionato. Quanto e se durerà oggi non ce lo potrà dire nessuno. Ora è solo il momento di godere, di godere. Bandendo, per un attimo, la prudenza, i fari spenti, l’equilibrio, i piedi per terra.

Il ‘qui e ora’ ho scritto prima: godiamocela e, per chi non c’è stato ancora, venitevela a godere perché è troppo bello.

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Me la godo. E non dirò mai ‘finchè dura’. Vivo il momento, il qui e ora. Godo. Perché – per quello che è il mio mestiere – devo raccontare ciò che vedo e accade. Ed è particolarmente complicato farlo quando le cose non vanno per il verso giusto. Perché bisogna mantenere sangue freddo, lucidità, evitare imprecazioni alla malasorte, ecc. cc. Invece no: quando devi raccontare tanta meraviglia il racconto scivola via con tutta la passione e tutto il sentimento della soddisfazione, dell’allegria. Con la voglia di essere quanto più persuasivo possibile nel convincere quelli che non ci sono stati che, davvero, è stata tutta una meraviglia. E può ricapitare ancora.

Ci può stare che si vincano certe partite, ma ancora una volta voglio sottolineare il modo, il modo. E’ un mantra quello che sta imponendo mister Tisci a questo gruppo e anche all’ambiente potentino. Si può anche perdere, ma non si deve mai sbagliare il modo. Esempio tipico quello di Salerno, dove la rabbia e la delusione per quei dieci minuti ci avevano quasi fatto sprofondare nel passato della miriade di gol subiti, ogni santa domenica. Però poi, a bocce ferme, penso che sono stati 10 minuti, miserabili 10 minuti. In sette partite. 10 minuti in cui a quegli altri è andato tutto bene.

Ma il modo, il modo è stato quello giusto. E l’immagine di Barletta è stata esattamente questa. Quella di un modo di reagire a un risultato negativo deciso solo ed esclusivamente da una prodezza di chi ha giocato in Serie A non a caso, con una roboante e spietata esecuzione di tattica, fisico, qualità. Un Potenza straripante, che ha dimostrato di essere una spanna più forte degli avversari incontrati in questo primo mese di campionato. Quanto e se durerà oggi non ce lo potrà dire nessuno. Ora è solo il momento di godere, di godere. Bandendo, per un attimo, la prudenza, i fari spenti, l’equilibrio, i piedi per terra.

Il ‘qui e ora’ ho scritto prima: godiamocela e, per chi non c’è stato ancora, venitevela a godere perché è troppo bello.

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Me la godo. E non dirò mai ‘finchè dura’. Vivo il momento, il qui e ora. Godo. Perché – per quello che è il mio mestiere – devo raccontare ciò che vedo e accade. Ed è particolarmente complicato farlo quando le cose non vanno per il verso giusto. Perché bisogna mantenere sangue freddo, lucidità, evitare imprecazioni alla malasorte, ecc. cc. Invece no: quando devi raccontare tanta meraviglia il racconto scivola via con tutta la passione e tutto il sentimento della soddisfazione, dell’allegria. Con la voglia di essere quanto più persuasivo possibile nel convincere quelli che non ci sono stati che, davvero, è stata tutta una meraviglia. E può ricapitare ancora.

Ci può stare che si vincano certe partite, ma ancora una volta voglio sottolineare il modo, il modo. E’ un mantra quello che sta imponendo mister Tisci a questo gruppo e anche all’ambiente potentino. Si può anche perdere, ma non si deve mai sbagliare il modo. Esempio tipico quello di Salerno, dove la rabbia e la delusione per quei dieci minuti ci avevano quasi fatto sprofondare nel passato della miriade di gol subiti, ogni santa domenica. Però poi, a bocce ferme, penso che sono stati 10 minuti, miserabili 10 minuti. In sette partite. 10 minuti in cui a quegli altri è andato tutto bene.

Ma il modo, il modo è stato quello giusto. E l’immagine di Barletta è stata esattamente questa. Quella di un modo di reagire a un risultato negativo deciso solo ed esclusivamente da una prodezza di chi ha giocato in Serie A non a caso, con una roboante e spietata esecuzione di tattica, fisico, qualità. Un Potenza straripante, che ha dimostrato di essere una spanna più forte degli avversari incontrati in questo primo mese di campionato. Quanto e se durerà oggi non ce lo potrà dire nessuno. Ora è solo il momento di godere, di godere. Bandendo, per un attimo, la prudenza, i fari spenti, l’equilibrio, i piedi per terra.

Il ‘qui e ora’ ho scritto prima: godiamocela e, per chi non c’è stato ancora, venitevela a godere perché è troppo bello.

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