Spunti rossoblù di Fabio Ferrara
S

Di calcio, onestamente, capisco poco. Non cercate in me l’esperto di moduli, il critico tattico che analizza il possesso palla o che disseziona il 4-1 di Barletta con la freddezza di un chirurgo. Per me, il calcio non è una scienza da lavagna, ma un fatto di cuore. È un battito che parte da lontano, che supera i confini geografici e arriva dritto al centro dell’anima.

Eppure, quel 4-1 rifilato al Barletta mi ha fatto tremare. Non per i numeri, ma per l’identità. È il richiamo del sangue, è l’eco di casa che torna a farsi sentire prepotentemente.

La mia filosofia, in questo campionato, è semplice: non voglio aspettative. Non voglio tabelle di marcia né proclami. Voglio vivere questa stagione “partita per partita”, con la purezza di chi non pretende nulla, ma che ha il coraggio di sognare in grande. Sognare con la forza di chi vive lontano, di chi è “esiliato” ma mai distaccato. La mia speranza più grande è poter continuare a raccontare – insieme a voi, tifosi, compagni di fede – le gesta della nostra squadra. Della nostra città.

Perché Potenza non è solo una destinazione, è il luogo dove ho imparato a fantasticare. Ho promesso a me stesso di tornare lì, sotto le luci del Viviani, almeno una volta al mese. Finché avrò la forza nelle gambe e la possibilità di macinare chilometri, io ci sarò. È un atto di devozione: ognuno di noi ha il diritto, anzi il dovere, di sognare di “vivere” lì dove ha costruito le basi della propria identità, lì dove sono nati i sogni che ancora oggi ci tengono in piedi. E, magari, un giorno, quando il tempo avrà fatto il suo corso, sarà proprio tra quelle strade che vorrò riposare.

Ora, però, l’orizzonte si tinge già di nuove sfide. Domenica ci aspetta il Picerno, e il Viviani diventerà ancora una volta il teatro sacro della nostra passione. Non mi interessa chi è favorito, non mi interessano i pronostici dei soloni del pallone. Mi interessa solo il ruggito che scenderà dagli spalti.

Ci vediamo al Viviani. Perché finché il Potenza batte, anche noi siamo vivi. E finché saremo uniti, non ci sarà chilometro o distanza che potrà spegnere il nostro sogno.

Forza Potenza, sempre.

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Di calcio, onestamente, capisco poco. Non cercate in me l’esperto di moduli, il critico tattico che analizza il possesso palla o che disseziona il 4-1 di Barletta con la freddezza di un chirurgo. Per me, il calcio non è una scienza da lavagna, ma un fatto di cuore. È un battito che parte da lontano, che supera i confini geografici e arriva dritto al centro dell’anima.

Eppure, quel 4-1 rifilato al Barletta mi ha fatto tremare. Non per i numeri, ma per l’identità. È il richiamo del sangue, è l’eco di casa che torna a farsi sentire prepotentemente.

La mia filosofia, in questo campionato, è semplice: non voglio aspettative. Non voglio tabelle di marcia né proclami. Voglio vivere questa stagione “partita per partita”, con la purezza di chi non pretende nulla, ma che ha il coraggio di sognare in grande. Sognare con la forza di chi vive lontano, di chi è “esiliato” ma mai distaccato. La mia speranza più grande è poter continuare a raccontare – insieme a voi, tifosi, compagni di fede – le gesta della nostra squadra. Della nostra città.

Perché Potenza non è solo una destinazione, è il luogo dove ho imparato a fantasticare. Ho promesso a me stesso di tornare lì, sotto le luci del Viviani, almeno una volta al mese. Finché avrò la forza nelle gambe e la possibilità di macinare chilometri, io ci sarò. È un atto di devozione: ognuno di noi ha il diritto, anzi il dovere, di sognare di “vivere” lì dove ha costruito le basi della propria identità, lì dove sono nati i sogni che ancora oggi ci tengono in piedi. E, magari, un giorno, quando il tempo avrà fatto il suo corso, sarà proprio tra quelle strade che vorrò riposare.

Ora, però, l’orizzonte si tinge già di nuove sfide. Domenica ci aspetta il Picerno, e il Viviani diventerà ancora una volta il teatro sacro della nostra passione. Non mi interessa chi è favorito, non mi interessano i pronostici dei soloni del pallone. Mi interessa solo il ruggito che scenderà dagli spalti.

Ci vediamo al Viviani. Perché finché il Potenza batte, anche noi siamo vivi. E finché saremo uniti, non ci sarà chilometro o distanza che potrà spegnere il nostro sogno.

Forza Potenza, sempre.

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Di calcio, onestamente, capisco poco. Non cercate in me l’esperto di moduli, il critico tattico che analizza il possesso palla o che disseziona il 4-1 di Barletta con la freddezza di un chirurgo. Per me, il calcio non è una scienza da lavagna, ma un fatto di cuore. È un battito che parte da lontano, che supera i confini geografici e arriva dritto al centro dell’anima.

Eppure, quel 4-1 rifilato al Barletta mi ha fatto tremare. Non per i numeri, ma per l’identità. È il richiamo del sangue, è l’eco di casa che torna a farsi sentire prepotentemente.

La mia filosofia, in questo campionato, è semplice: non voglio aspettative. Non voglio tabelle di marcia né proclami. Voglio vivere questa stagione “partita per partita”, con la purezza di chi non pretende nulla, ma che ha il coraggio di sognare in grande. Sognare con la forza di chi vive lontano, di chi è “esiliato” ma mai distaccato. La mia speranza più grande è poter continuare a raccontare – insieme a voi, tifosi, compagni di fede – le gesta della nostra squadra. Della nostra città.

Perché Potenza non è solo una destinazione, è il luogo dove ho imparato a fantasticare. Ho promesso a me stesso di tornare lì, sotto le luci del Viviani, almeno una volta al mese. Finché avrò la forza nelle gambe e la possibilità di macinare chilometri, io ci sarò. È un atto di devozione: ognuno di noi ha il diritto, anzi il dovere, di sognare di “vivere” lì dove ha costruito le basi della propria identità, lì dove sono nati i sogni che ancora oggi ci tengono in piedi. E, magari, un giorno, quando il tempo avrà fatto il suo corso, sarà proprio tra quelle strade che vorrò riposare.

Ora, però, l’orizzonte si tinge già di nuove sfide. Domenica ci aspetta il Picerno, e il Viviani diventerà ancora una volta il teatro sacro della nostra passione. Non mi interessa chi è favorito, non mi interessano i pronostici dei soloni del pallone. Mi interessa solo il ruggito che scenderà dagli spalti.

Ci vediamo al Viviani. Perché finché il Potenza batte, anche noi siamo vivi. E finché saremo uniti, non ci sarà chilometro o distanza che potrà spegnere il nostro sogno.

Forza Potenza, sempre.

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