La pillola del giorno dopo Altamura-Potenza di Alfonso Pecoraro
L

Quello di ieri è un punto di grande sostanza per il Potenza. E’ un punto che lascerà molto in termini di convinzione e di autostima. E’ un pareggio dopo una partita da capolista. Parliamoci chiaro: è impensabile che il Potenza giochi a mille all’ora e domini dall’inizio alla fine tutti gli avversari. Specie quando la situazione si è delineata e lo status di capolista farà in modo che ciascuna squadra cercherà di giocare oltre le proprie possibilità contro i migliori. Come d’altronde ha fatto l’Altamura ieri: i pugliesi avrebbero certamente meritato di più.

Ma quante volte, quando il Potenza si è trovato nella situazione opposta, ossia a sfidare le capolista di turno, abbiamo assistito a partite del genere? Abbiamo detto in sala stampa che pareva una partita del girone di ritorno, quando squadre affamate di punti fanno la guerra contro le più forti, per racimolare qualche punto che, in confronti sulla carta impari, sono solo ed esclusivamente ‘tanto di guadagnato’. A me ieri ha fatto piacere viverla al contrario, vedere avversari che parevano indemoniati e la prima della classe essere messa alla corda. Ci può stare, come ci può stare che Cucchietti e i pali abbiano dato una mano. Perché, poi, al tirar delle somme, l’unica cosa che effettivamente contava è stata non perdere.

Qui sta tutta la bellezza di un 2-2: aver assunto la consapevolezza di esserci corpo e mente in una partita, anche quando in diversi non si esprimono al massimo; di aver resistito quando gli avversari parevano avere qualcosa in più e poi di averci creduto fino alla fine facendo gol. Bene così. La cosa più utile del pari di Altamura saranno gli effetti che produrrà sulle prossime partite, contro avversari che sono esattamente come l’Altamura (penso già a Crotone, Savoia e Scafatese) e che giocheranno come se non ci fosse un domani contro la capolista. Che proprio, da partite come questa, imparerà cosa vuol dire giocare da capolista. E troverà le giuste contromisure per non abdicare tanto facilmente.

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Quello di ieri è un punto di grande sostanza per il Potenza. E’ un punto che lascerà molto in termini di convinzione e di autostima. E’ un pareggio dopo una partita da capolista. Parliamoci chiaro: è impensabile che il Potenza giochi a mille all’ora e domini dall’inizio alla fine tutti gli avversari. Specie quando la situazione si è delineata e lo status di capolista farà in modo che ciascuna squadra cercherà di giocare oltre le proprie possibilità contro i migliori. Come d’altronde ha fatto l’Altamura ieri: i pugliesi avrebbero certamente meritato di più.

Ma quante volte, quando il Potenza si è trovato nella situazione opposta, ossia a sfidare le capolista di turno, abbiamo assistito a partite del genere? Abbiamo detto in sala stampa che pareva una partita del girone di ritorno, quando squadre affamate di punti fanno la guerra contro le più forti, per racimolare qualche punto che, in confronti sulla carta impari, sono solo ed esclusivamente ‘tanto di guadagnato’. A me ieri ha fatto piacere viverla al contrario, vedere avversari che parevano indemoniati e la prima della classe essere messa alla corda. Ci può stare, come ci può stare che Cucchietti e i pali abbiano dato una mano. Perché, poi, al tirar delle somme, l’unica cosa che effettivamente contava è stata non perdere.

Qui sta tutta la bellezza di un 2-2: aver assunto la consapevolezza di esserci corpo e mente in una partita, anche quando in diversi non si esprimono al massimo; di aver resistito quando gli avversari parevano avere qualcosa in più e poi di averci creduto fino alla fine facendo gol. Bene così. La cosa più utile del pari di Altamura saranno gli effetti che produrrà sulle prossime partite, contro avversari che sono esattamente come l’Altamura (penso già a Crotone, Savoia e Scafatese) e che giocheranno come se non ci fosse un domani contro la capolista. Che proprio, da partite come questa, imparerà cosa vuol dire giocare da capolista. E troverà le giuste contromisure per non abdicare tanto facilmente.

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Ma quante volte, quando il Potenza si è trovato nella situazione opposta, ossia a sfidare le capolista di turno, abbiamo assistito a partite del genere? Abbiamo detto in sala stampa che pareva una partita del girone di ritorno, quando squadre affamate di punti fanno la guerra contro le più forti, per racimolare qualche punto che, in confronti sulla carta impari, sono solo ed esclusivamente ‘tanto di guadagnato’. A me ieri ha fatto piacere viverla al contrario, vedere avversari che parevano indemoniati e la prima della classe essere messa alla corda. Ci può stare, come ci può stare che Cucchietti e i pali abbiano dato una mano. Perché, poi, al tirar delle somme, l’unica cosa che effettivamente contava è stata non perdere.

Qui sta tutta la bellezza di un 2-2: aver assunto la consapevolezza di esserci corpo e mente in una partita, anche quando in diversi non si esprimono al massimo; di aver resistito quando gli avversari parevano avere qualcosa in più e poi di averci creduto fino alla fine facendo gol. Bene così. La cosa più utile del pari di Altamura saranno gli effetti che produrrà sulle prossime partite, contro avversari che sono esattamente come l’Altamura (penso già a Crotone, Savoia e Scafatese) e che giocheranno come se non ci fosse un domani contro la capolista. Che proprio, da partite come questa, imparerà cosa vuol dire giocare da capolista. E troverà le giuste contromisure per non abdicare tanto facilmente.

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