Spunti rossoblù di Fabio Ferrara
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Che partita. Che emozione. Che orgoglio.
La vittoria per 2 a 1 del nostro Potenza contro il Catania non è stata solo un successo sportivo: è stata una dichiarazione di intenti. Un’impresa inaspettata per molti, forse, ma meritatissima per chi ha vissuto quei 105 minuti intensi, palpitanti e vissuti col cuore in gola.
Scrivo da tifoso, è vero, ma scrivo anche da osservatore che ha visto il campo. E il campo, in quel giorno ed a quell’ora, ha emesso un verdetto inappellabile: il Potenza ha meritato la vittoria. Punto. Non ci sono se, non ci sono ma. La superiorità dimostrata in quel tempo infinito di gioco, la fame, la capacità di soffrire e di ripartire sono la prova tangibile che i tre punti sono figli del merito sportivo, non di un colpo di fortuna.
Eppure, ecco arrivare puntuali le polemiche. È deludente, per non dire altro, assistere ai tentativi del tecnico del Catania, mister Longo, di screditare una vittoria cristallina attraverso sterili lamentele. Cercare alibi per giustificare la sconfitta cercando di sporcare il merito dell’avversario è un esercizio che denota debolezza, non certo la caratura di una grande società.
Ma andiamo oltre, perché la misura è colma. È ora di finirla con le favolette del “sistema” che gioca contro le big. Sentire parlare di disegni occulti, di trame sotterranee orchestrate per far vincere il campionato al Potenza, a discapito di colossi dalla tradizione blasonata come Bari, Salernitana, lo stesso Catania e altre realtà storiche, è semplicemente ridicolo. È la solita, stantia dietrologia di chi non accetta che sul rettangolo verde possa esserci un avversario capace di inchiodare ai propri doveri chi si sente, per blasone, già vincitore in partenza.
Evitiamo queste pagliacciate. Il calcio si gioca sul campo, non nei retroscena immaginari. Ognuno faccia il proprio lavoro con umiltà: chi ha problemi, cerchi le soluzioni dentro le proprie mura, nel proprio spogliatoio, nel proprio modo di lavorare, invece di vestire i panni di chi si sente vittima di un complotto inesistente.
Non siamo gli “sfigati” di turno che aspettano regali. Siamo il Potenza. Una società seria, una squadra che suda ogni maglia e che rispetta tutti, ma che non accetta di essere infangata da chi, incapace di guardarsi allo specchio, preferisce urlare al complotto.
Ma ora, voltiamo pagina. Non c’è tempo per adagiarsi sugli allori o per dare peso alle chiacchiere altrui. Il nostro mirino è già puntato verso il prossimo, decisivo impegno: la trasferta di Altamura, in programma il 23 ottobre 2026. Sarà un’altra battaglia, un altro esame di maturità in un girone dove non esistono partite semplici.
Siamo chiamati a confermare quanto di buono visto, con la stessa ferocia agonistica e la stessa umiltà. Il sogno prosegue, ed è proprio in campi ostici come quello di Altamura che si misura la vera pasta di una squadra che vuole continuare a stupire. Abbiamo fame, abbiamo orgoglio e, soprattutto, abbiamo un obiettivo chiaro: dimostrare che il Potenza non è un caso, ma una splendida, solida realtà.
Avanti Potenza, pronti per Altamura, il sogno continua!

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Che partita. Che emozione. Che orgoglio.
La vittoria per 2 a 1 del nostro Potenza contro il Catania non è stata solo un successo sportivo: è stata una dichiarazione di intenti. Un’impresa inaspettata per molti, forse, ma meritatissima per chi ha vissuto quei 105 minuti intensi, palpitanti e vissuti col cuore in gola.
Scrivo da tifoso, è vero, ma scrivo anche da osservatore che ha visto il campo. E il campo, in quel giorno ed a quell’ora, ha emesso un verdetto inappellabile: il Potenza ha meritato la vittoria. Punto. Non ci sono se, non ci sono ma. La superiorità dimostrata in quel tempo infinito di gioco, la fame, la capacità di soffrire e di ripartire sono la prova tangibile che i tre punti sono figli del merito sportivo, non di un colpo di fortuna.
Eppure, ecco arrivare puntuali le polemiche. È deludente, per non dire altro, assistere ai tentativi del tecnico del Catania, mister Longo, di screditare una vittoria cristallina attraverso sterili lamentele. Cercare alibi per giustificare la sconfitta cercando di sporcare il merito dell’avversario è un esercizio che denota debolezza, non certo la caratura di una grande società.
Ma andiamo oltre, perché la misura è colma. È ora di finirla con le favolette del “sistema” che gioca contro le big. Sentire parlare di disegni occulti, di trame sotterranee orchestrate per far vincere il campionato al Potenza, a discapito di colossi dalla tradizione blasonata come Bari, Salernitana, lo stesso Catania e altre realtà storiche, è semplicemente ridicolo. È la solita, stantia dietrologia di chi non accetta che sul rettangolo verde possa esserci un avversario capace di inchiodare ai propri doveri chi si sente, per blasone, già vincitore in partenza.
Evitiamo queste pagliacciate. Il calcio si gioca sul campo, non nei retroscena immaginari. Ognuno faccia il proprio lavoro con umiltà: chi ha problemi, cerchi le soluzioni dentro le proprie mura, nel proprio spogliatoio, nel proprio modo di lavorare, invece di vestire i panni di chi si sente vittima di un complotto inesistente.
Non siamo gli “sfigati” di turno che aspettano regali. Siamo il Potenza. Una società seria, una squadra che suda ogni maglia e che rispetta tutti, ma che non accetta di essere infangata da chi, incapace di guardarsi allo specchio, preferisce urlare al complotto.
Ma ora, voltiamo pagina. Non c’è tempo per adagiarsi sugli allori o per dare peso alle chiacchiere altrui. Il nostro mirino è già puntato verso il prossimo, decisivo impegno: la trasferta di Altamura, in programma il 23 ottobre 2026. Sarà un’altra battaglia, un altro esame di maturità in un girone dove non esistono partite semplici.
Siamo chiamati a confermare quanto di buono visto, con la stessa ferocia agonistica e la stessa umiltà. Il sogno prosegue, ed è proprio in campi ostici come quello di Altamura che si misura la vera pasta di una squadra che vuole continuare a stupire. Abbiamo fame, abbiamo orgoglio e, soprattutto, abbiamo un obiettivo chiaro: dimostrare che il Potenza non è un caso, ma una splendida, solida realtà.
Avanti Potenza, pronti per Altamura, il sogno continua!

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Che partita. Che emozione. Che orgoglio.
La vittoria per 2 a 1 del nostro Potenza contro il Catania non è stata solo un successo sportivo: è stata una dichiarazione di intenti. Un’impresa inaspettata per molti, forse, ma meritatissima per chi ha vissuto quei 105 minuti intensi, palpitanti e vissuti col cuore in gola.
Scrivo da tifoso, è vero, ma scrivo anche da osservatore che ha visto il campo. E il campo, in quel giorno ed a quell’ora, ha emesso un verdetto inappellabile: il Potenza ha meritato la vittoria. Punto. Non ci sono se, non ci sono ma. La superiorità dimostrata in quel tempo infinito di gioco, la fame, la capacità di soffrire e di ripartire sono la prova tangibile che i tre punti sono figli del merito sportivo, non di un colpo di fortuna.
Eppure, ecco arrivare puntuali le polemiche. È deludente, per non dire altro, assistere ai tentativi del tecnico del Catania, mister Longo, di screditare una vittoria cristallina attraverso sterili lamentele. Cercare alibi per giustificare la sconfitta cercando di sporcare il merito dell’avversario è un esercizio che denota debolezza, non certo la caratura di una grande società.
Ma andiamo oltre, perché la misura è colma. È ora di finirla con le favolette del “sistema” che gioca contro le big. Sentire parlare di disegni occulti, di trame sotterranee orchestrate per far vincere il campionato al Potenza, a discapito di colossi dalla tradizione blasonata come Bari, Salernitana, lo stesso Catania e altre realtà storiche, è semplicemente ridicolo. È la solita, stantia dietrologia di chi non accetta che sul rettangolo verde possa esserci un avversario capace di inchiodare ai propri doveri chi si sente, per blasone, già vincitore in partenza.
Evitiamo queste pagliacciate. Il calcio si gioca sul campo, non nei retroscena immaginari. Ognuno faccia il proprio lavoro con umiltà: chi ha problemi, cerchi le soluzioni dentro le proprie mura, nel proprio spogliatoio, nel proprio modo di lavorare, invece di vestire i panni di chi si sente vittima di un complotto inesistente.
Non siamo gli “sfigati” di turno che aspettano regali. Siamo il Potenza. Una società seria, una squadra che suda ogni maglia e che rispetta tutti, ma che non accetta di essere infangata da chi, incapace di guardarsi allo specchio, preferisce urlare al complotto.
Ma ora, voltiamo pagina. Non c’è tempo per adagiarsi sugli allori o per dare peso alle chiacchiere altrui. Il nostro mirino è già puntato verso il prossimo, decisivo impegno: la trasferta di Altamura, in programma il 23 ottobre 2026. Sarà un’altra battaglia, un altro esame di maturità in un girone dove non esistono partite semplici.
Siamo chiamati a confermare quanto di buono visto, con la stessa ferocia agonistica e la stessa umiltà. Il sogno prosegue, ed è proprio in campi ostici come quello di Altamura che si misura la vera pasta di una squadra che vuole continuare a stupire. Abbiamo fame, abbiamo orgoglio e, soprattutto, abbiamo un obiettivo chiaro: dimostrare che il Potenza non è un caso, ma una splendida, solida realtà.
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