La pillola del giorno dopo Potenza-Catania di Alfonso Pecoraro
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Se è stato un bene o un male che Verrengia, a porta vuota, abbia messo la palla a lato, lo potrà dire solo il futuro. Perché dal possibile 2-1 (e sesto posto, con sfida alla Juventus Ng) si è passati all’1-2 (e settimo posto, con sfida al Picerno), con l’ennesimo gol, evitabile, subito di una stagione difensivamente sciagurata.

Non sarà facile nessun pronostico ora, e nemmeno lo sarebbe stato se di fronte ci fosse stata la Juventus, per cui senza fare calcoli occorre tuffarsi nell’avventura playoff con un obiettivo chiaro e dichiarato: giocarsela a viso aperto, sperando quantomeno di essere un po’ più concreti. Perché anche contro il Catania il Potenza si è confermato sugli stessi livelli di tutto l’anno: gioca bene, a tratti diverte e si fa pericoloso, ma alla fine si trova con un pugno di mosche in mano.

E da qui, inevitabilmente deriva il nervosismo eccessivo e del tutto ingiustificato di De Giorgio, che nel post match ha dimostrato di essere ancora molto inesperto in tal senso, di non essere ancora rodato a gestire una sconfitta, non riuscendo ad analizzare con serenità alcune cose che non sono andate bene, specie nei primi 25 minuti, costati il solito gol preso e un costante inseguimento al Catania per tutta la partita. Cosa che ha poi generato un dispendio energetico notevole e ha confermato l’appannamento dello stato di forma di alcuni dei protagonisti di questa stagione. Ma andiamo avanti.

Il limite di questa squadra è sostanzialmente soprattutto di carattere emotivo: le occasioni che contano, ad eccezione della sfida col Benevento al ritorno, il Potenza le ha toppate. Ha spesso giocato bene e fatto parlare di sé, ma al tirar delle somme è stato poco efficace. Proprio come contro il Catania: una buonissima prestazione, complessivamente calcolata, ma alla fine il quarto ko in casa dell’anno.

La domanda che si genera spontanea (vuoi giocare bene o vuoi vincere?) ha una risposta scontatissima: è finito il tempo del divertimento, non serve a niente. Ai playoff devi vincere, mettendoti alle spalle tutte le occasioni perse. Ce le ha le armi per farlo il Potenza? O dobbiamo semplicemente dire: “è stato bello finchè è durato”, rimettendo i piedi per terra?

Il Potenza è lì e deve giocarsela con spensieratezza e leggerezza, ma non con superficialità, per il semplice fatto che è stato raggiunto un risultato insperato e impronosticabile all’inizio della stagione, per cui nulla è più dovuto in primis alla piazza ed in secundis a se stessi. Perché se sei stato a contatto con i quartieri nobili della classifica per tutto l’anno, qualcosa vali ed è giusto e sacrosanto provarci. Poi sarà quel che sarà.

Il tempo per fare i conti, i bilanci, le valutazioni verrà successivamente e sarà la somma di tutto quello che è stato e che non è stato e, si spera, anche l’esperienza di quest’anno, come quelle passate, servirà da lezione.

PS- Il rispetto è una regola di vita ed è un obbligo nei confronti di chi te ne dà. E lo si deve in maniera commisurata al valore di chi hai di fronte e di quanto te ne dà. Nel calcio il confronto, in cui ognuno la pensa in un modo, è il pane quotidiano e va affrontato con educazione, senza alzare i toni e, soprattutto, non pensando che sfuggirlo lo risolva. Non è così che si cresce e si acquisisce valore. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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Se è stato un bene o un male che Verrengia, a porta vuota, abbia messo la palla a lato, lo potrà dire solo il futuro. Perché dal possibile 2-1 (e sesto posto, con sfida alla Juventus Ng) si è passati all’1-2 (e settimo posto, con sfida al Picerno), con l’ennesimo gol, evitabile, subito di una stagione difensivamente sciagurata.

Non sarà facile nessun pronostico ora, e nemmeno lo sarebbe stato se di fronte ci fosse stata la Juventus, per cui senza fare calcoli occorre tuffarsi nell’avventura playoff con un obiettivo chiaro e dichiarato: giocarsela a viso aperto, sperando quantomeno di essere un po’ più concreti. Perché anche contro il Catania il Potenza si è confermato sugli stessi livelli di tutto l’anno: gioca bene, a tratti diverte e si fa pericoloso, ma alla fine si trova con un pugno di mosche in mano.

E da qui, inevitabilmente deriva il nervosismo eccessivo e del tutto ingiustificato di De Giorgio, che nel post match ha dimostrato di essere ancora molto inesperto in tal senso, di non essere ancora rodato a gestire una sconfitta, non riuscendo ad analizzare con serenità alcune cose che non sono andate bene, specie nei primi 25 minuti, costati il solito gol preso e un costante inseguimento al Catania per tutta la partita. Cosa che ha poi generato un dispendio energetico notevole e ha confermato l’appannamento dello stato di forma di alcuni dei protagonisti di questa stagione. Ma andiamo avanti.

Il limite di questa squadra è sostanzialmente soprattutto di carattere emotivo: le occasioni che contano, ad eccezione della sfida col Benevento al ritorno, il Potenza le ha toppate. Ha spesso giocato bene e fatto parlare di sé, ma al tirar delle somme è stato poco efficace. Proprio come contro il Catania: una buonissima prestazione, complessivamente calcolata, ma alla fine il quarto ko in casa dell’anno.

La domanda che si genera spontanea (vuoi giocare bene o vuoi vincere?) ha una risposta scontatissima: è finito il tempo del divertimento, non serve a niente. Ai playoff devi vincere, mettendoti alle spalle tutte le occasioni perse. Ce le ha le armi per farlo il Potenza? O dobbiamo semplicemente dire: “è stato bello finchè è durato”, rimettendo i piedi per terra?

Il Potenza è lì e deve giocarsela con spensieratezza e leggerezza, ma non con superficialità, per il semplice fatto che è stato raggiunto un risultato insperato e impronosticabile all’inizio della stagione, per cui nulla è più dovuto in primis alla piazza ed in secundis a se stessi. Perché se sei stato a contatto con i quartieri nobili della classifica per tutto l’anno, qualcosa vali ed è giusto e sacrosanto provarci. Poi sarà quel che sarà.

Il tempo per fare i conti, i bilanci, le valutazioni verrà successivamente e sarà la somma di tutto quello che è stato e che non è stato e, si spera, anche l’esperienza di quest’anno, come quelle passate, servirà da lezione.

PS- Il rispetto è una regola di vita ed è un obbligo nei confronti di chi te ne dà. E lo si deve in maniera commisurata al valore di chi hai di fronte e di quanto te ne dà. Nel calcio il confronto, in cui ognuno la pensa in un modo, è il pane quotidiano e va affrontato con educazione, senza alzare i toni e, soprattutto, non pensando che sfuggirlo lo risolva. Non è così che si cresce e si acquisisce valore. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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Se è stato un bene o un male che Verrengia, a porta vuota, abbia messo la palla a lato, lo potrà dire solo il futuro. Perché dal possibile 2-1 (e sesto posto, con sfida alla Juventus Ng) si è passati all’1-2 (e settimo posto, con sfida al Picerno), con l’ennesimo gol, evitabile, subito di una stagione difensivamente sciagurata.

Non sarà facile nessun pronostico ora, e nemmeno lo sarebbe stato se di fronte ci fosse stata la Juventus, per cui senza fare calcoli occorre tuffarsi nell’avventura playoff con un obiettivo chiaro e dichiarato: giocarsela a viso aperto, sperando quantomeno di essere un po’ più concreti. Perché anche contro il Catania il Potenza si è confermato sugli stessi livelli di tutto l’anno: gioca bene, a tratti diverte e si fa pericoloso, ma alla fine si trova con un pugno di mosche in mano.

E da qui, inevitabilmente deriva il nervosismo eccessivo e del tutto ingiustificato di De Giorgio, che nel post match ha dimostrato di essere ancora molto inesperto in tal senso, di non essere ancora rodato a gestire una sconfitta, non riuscendo ad analizzare con serenità alcune cose che non sono andate bene, specie nei primi 25 minuti, costati il solito gol preso e un costante inseguimento al Catania per tutta la partita. Cosa che ha poi generato un dispendio energetico notevole e ha confermato l’appannamento dello stato di forma di alcuni dei protagonisti di questa stagione. Ma andiamo avanti.

Il limite di questa squadra è sostanzialmente soprattutto di carattere emotivo: le occasioni che contano, ad eccezione della sfida col Benevento al ritorno, il Potenza le ha toppate. Ha spesso giocato bene e fatto parlare di sé, ma al tirar delle somme è stato poco efficace. Proprio come contro il Catania: una buonissima prestazione, complessivamente calcolata, ma alla fine il quarto ko in casa dell’anno.

La domanda che si genera spontanea (vuoi giocare bene o vuoi vincere?) ha una risposta scontatissima: è finito il tempo del divertimento, non serve a niente. Ai playoff devi vincere, mettendoti alle spalle tutte le occasioni perse. Ce le ha le armi per farlo il Potenza? O dobbiamo semplicemente dire: “è stato bello finchè è durato”, rimettendo i piedi per terra?

Il Potenza è lì e deve giocarsela con spensieratezza e leggerezza, ma non con superficialità, per il semplice fatto che è stato raggiunto un risultato insperato e impronosticabile all’inizio della stagione, per cui nulla è più dovuto in primis alla piazza ed in secundis a se stessi. Perché se sei stato a contatto con i quartieri nobili della classifica per tutto l’anno, qualcosa vali ed è giusto e sacrosanto provarci. Poi sarà quel che sarà.

Il tempo per fare i conti, i bilanci, le valutazioni verrà successivamente e sarà la somma di tutto quello che è stato e che non è stato e, si spera, anche l’esperienza di quest’anno, come quelle passate, servirà da lezione.

PS- Il rispetto è una regola di vita ed è un obbligo nei confronti di chi te ne dà. E lo si deve in maniera commisurata al valore di chi hai di fronte e di quanto te ne dà. Nel calcio il confronto, in cui ognuno la pensa in un modo, è il pane quotidiano e va affrontato con educazione, senza alzare i toni e, soprattutto, non pensando che sfuggirlo lo risolva. Non è così che si cresce e si acquisisce valore. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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