La pillola del giorno dopo Benevento-Potenza di Alfonso Pecoraro
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Sbaglieremmo l’approccio se dicessimo, come hanno fatto in molti, “tanto a Benevento non si può”. Non avrebbero senso di esistere, allora, le vittorie di Foggia, Monopoli, Cavese e Giugliano contro avversarie obiettivamente più forti. Il Potenza che gioca due partite (una sufficiente dalla trequarti in su e una tragica in fase difensiva) non ha messo nel campo quello che serviva dal punto di vista del cuore, dell’anima, della voglia di dimostrarsi un gruppo.

La chiave del ko – l’ennesimo – di Benevento, a mio avviso è tutta qui: non si tratta di uomini, moduli, sostituzioni e scelte tecniche (anche se, devo essere onesto, questa monotonia mi ha davvero scocciato – sempre le stesse cose, sempre gli stessi uomini, sempre il solito 4-3-3, sempre le sostituzioni uomo su uomo, ed in più sempre gli stessi orripilanti errori), ma la chiave è una squadra senza anima, che non lotta e accetta passivamente di farsi battere da un’avversaria oggettivamente più forte provandola a contrastare solo credendosi ‘bella per il suo gioco’. Senza grinta, senza fare un fallo, senza un cartellino. E questa volta se ne sono resi conto anche i tifosi.

Se da un lato mi sento di dire che è anche colpa dell’allenatore se il clima che si percepisce dal campo è quello di vedere al servizio della messa un gruppo di chirichetti, dall’altro devo anche e soprattutto sottolineare che chi scende in campo è davvero un chirichetto e poco fa per cambiare mestiere.

L’errore più grave che in questo momento si potrebbe commettere è consegnare alibi ai calciatori: il Benevento era forte, la prestazione c’è stata, il Potenza gioca a pallone, gli episodi sono sfavorevoli, l’arbitro è stato scarso. Devono dare di più, nessuno escluso.

Ma è un errore anche consegnare alibi al tecnico, per le ragioni che ho descritto sopra: serve cambiare atteggiamento, qualche uomo e pure il modo di stare in campo, perché il Potenza è diventato terribilmente prevedibile e, per di più, se da un anno e mezzo si fanno sempre gli stessi errori, qualche interrogativo bisogna pur porselo.

Ma attenzione, anche in società deve accadere la stessa cosa. La velocità di crociera non può essere differente tra chi amministra (e assicura un futuro al club) e chi gestisce il lato tecnico: bisogna oggettivamente fare un mea culpa sulle valutazioni effettuate in sede di mercato. Incidenza zero, finora, dei nuovi acquisti, con l’aggravante della perdita dei migliori dell’anno scorso (Verrengia, Caturano, Rosafio e, al momento, anche Schimmenti) e l’errore fondamentale di aver pensato un po’ tutti (me compreso) che questa fosse una squadra più forte del passato, o quantomeno con maggiori soluzioni. Forse lo potrà diventare, ma al momento il bilancio è decisamente in rosso e non certo per i tre punti in meno in classifica.

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Sbaglieremmo l’approccio se dicessimo, come hanno fatto in molti, “tanto a Benevento non si può”. Non avrebbero senso di esistere, allora, le vittorie di Foggia, Monopoli, Cavese e Giugliano contro avversarie obiettivamente più forti. Il Potenza che gioca due partite (una sufficiente dalla trequarti in su e una tragica in fase difensiva) non ha messo nel campo quello che serviva dal punto di vista del cuore, dell’anima, della voglia di dimostrarsi un gruppo.

La chiave del ko – l’ennesimo – di Benevento, a mio avviso è tutta qui: non si tratta di uomini, moduli, sostituzioni e scelte tecniche (anche se, devo essere onesto, questa monotonia mi ha davvero scocciato – sempre le stesse cose, sempre gli stessi uomini, sempre il solito 4-3-3, sempre le sostituzioni uomo su uomo, ed in più sempre gli stessi orripilanti errori), ma la chiave è una squadra senza anima, che non lotta e accetta passivamente di farsi battere da un’avversaria oggettivamente più forte provandola a contrastare solo credendosi ‘bella per il suo gioco’. Senza grinta, senza fare un fallo, senza un cartellino. E questa volta se ne sono resi conto anche i tifosi.

Se da un lato mi sento di dire che è anche colpa dell’allenatore se il clima che si percepisce dal campo è quello di vedere al servizio della messa un gruppo di chirichetti, dall’altro devo anche e soprattutto sottolineare che chi scende in campo è davvero un chirichetto e poco fa per cambiare mestiere.

L’errore più grave che in questo momento si potrebbe commettere è consegnare alibi ai calciatori: il Benevento era forte, la prestazione c’è stata, il Potenza gioca a pallone, gli episodi sono sfavorevoli, l’arbitro è stato scarso. Devono dare di più, nessuno escluso.

Ma è un errore anche consegnare alibi al tecnico, per le ragioni che ho descritto sopra: serve cambiare atteggiamento, qualche uomo e pure il modo di stare in campo, perché il Potenza è diventato terribilmente prevedibile e, per di più, se da un anno e mezzo si fanno sempre gli stessi errori, qualche interrogativo bisogna pur porselo.

Ma attenzione, anche in società deve accadere la stessa cosa. La velocità di crociera non può essere differente tra chi amministra (e assicura un futuro al club) e chi gestisce il lato tecnico: bisogna oggettivamente fare un mea culpa sulle valutazioni effettuate in sede di mercato. Incidenza zero, finora, dei nuovi acquisti, con l’aggravante della perdita dei migliori dell’anno scorso (Verrengia, Caturano, Rosafio e, al momento, anche Schimmenti) e l’errore fondamentale di aver pensato un po’ tutti (me compreso) che questa fosse una squadra più forte del passato, o quantomeno con maggiori soluzioni. Forse lo potrà diventare, ma al momento il bilancio è decisamente in rosso e non certo per i tre punti in meno in classifica.

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Sbaglieremmo l’approccio se dicessimo, come hanno fatto in molti, “tanto a Benevento non si può”. Non avrebbero senso di esistere, allora, le vittorie di Foggia, Monopoli, Cavese e Giugliano contro avversarie obiettivamente più forti. Il Potenza che gioca due partite (una sufficiente dalla trequarti in su e una tragica in fase difensiva) non ha messo nel campo quello che serviva dal punto di vista del cuore, dell’anima, della voglia di dimostrarsi un gruppo.

La chiave del ko – l’ennesimo – di Benevento, a mio avviso è tutta qui: non si tratta di uomini, moduli, sostituzioni e scelte tecniche (anche se, devo essere onesto, questa monotonia mi ha davvero scocciato – sempre le stesse cose, sempre gli stessi uomini, sempre il solito 4-3-3, sempre le sostituzioni uomo su uomo, ed in più sempre gli stessi orripilanti errori), ma la chiave è una squadra senza anima, che non lotta e accetta passivamente di farsi battere da un’avversaria oggettivamente più forte provandola a contrastare solo credendosi ‘bella per il suo gioco’. Senza grinta, senza fare un fallo, senza un cartellino. E questa volta se ne sono resi conto anche i tifosi.

Se da un lato mi sento di dire che è anche colpa dell’allenatore se il clima che si percepisce dal campo è quello di vedere al servizio della messa un gruppo di chirichetti, dall’altro devo anche e soprattutto sottolineare che chi scende in campo è davvero un chirichetto e poco fa per cambiare mestiere.

L’errore più grave che in questo momento si potrebbe commettere è consegnare alibi ai calciatori: il Benevento era forte, la prestazione c’è stata, il Potenza gioca a pallone, gli episodi sono sfavorevoli, l’arbitro è stato scarso. Devono dare di più, nessuno escluso.

Ma è un errore anche consegnare alibi al tecnico, per le ragioni che ho descritto sopra: serve cambiare atteggiamento, qualche uomo e pure il modo di stare in campo, perché il Potenza è diventato terribilmente prevedibile e, per di più, se da un anno e mezzo si fanno sempre gli stessi errori, qualche interrogativo bisogna pur porselo.

Ma attenzione, anche in società deve accadere la stessa cosa. La velocità di crociera non può essere differente tra chi amministra (e assicura un futuro al club) e chi gestisce il lato tecnico: bisogna oggettivamente fare un mea culpa sulle valutazioni effettuate in sede di mercato. Incidenza zero, finora, dei nuovi acquisti, con l’aggravante della perdita dei migliori dell’anno scorso (Verrengia, Caturano, Rosafio e, al momento, anche Schimmenti) e l’errore fondamentale di aver pensato un po’ tutti (me compreso) che questa fosse una squadra più forte del passato, o quantomeno con maggiori soluzioni. Forse lo potrà diventare, ma al momento il bilancio è decisamente in rosso e non certo per i tre punti in meno in classifica.

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