La pillola del giorno dopo / 2 di Alfonso Pecoraro
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O cambia o si cambia: sembrano essere queste le alternative poste sul tavolo del tecnico De Giorgio dalla società, che sembra orientata a dare i famosi ‘sette giorni’ al suo allenatore. Quelli che vanno da oggi a domenica prossima, con le sfide di Coppa Italia a Monopoli e di campionato col Foggia.

Lo scrivevamo precedentemente: alla fermezza di Donato che è per l’azzeramento, sembra aver fatto da contraltare, ed essere prevalsa, la prudenza di Nicola che temporeggia.

Queste le novità che trapelano dal Viviani, da dove viene evidentemente fuori che il tecnico più che il direttore sportivo restino sulla graticola. Adesso sì, che si può dire che la pressione è tutta sulle spalle dell’allenatore che deve essere furbo a tirarsi fuori dai guai, in un solo modo: cambiando volto al Potenza e non fissandosi esclusivamente sui suoi paradigmi tattici fissi, prevedibilissimi e irremovibili.

De Giorgio deve scrollarsi di dosso l’etichetta della passata stagione, deve dare spazio anche e soprattutto a chi oggi non è stato messo in condizione di giocare, deve blindare la difesa, deve fornire un segnale forte che passi dalla qualificazione in Coppa, ma soprattutto dalla partita con il Foggia, il primo di due scontri diretti (l’altro è con la Cavese) senza appello. Gli saranno state imposte come condizioni queste?

Non si può pensare il contrario, perché altrimenti le dichiarazioni a microfoni aperti e a microfoni spenti di ieri a Cosenza (ma anche quelle di De Vito a Benevento) non hanno avuto alcun senso logico ed è stato assolutamente inutile farle. Perchè oggi, più di ieri, non potrà certo passare la linea che ‘è tutto a posto’, come viene fuori dalla decisione presa. E lo dico non perchè sono contrario alla conferma del tecnico, ma lo dico alla luce di quello che ho visto, delle sensazioni che ho percepito, della classifica, del calendario e, più che altro, della unità di intenti di tutti i soggetti coinvolti. Non è tutto a posto, anche averlo fatto fuori domenica pomeriggio e rimetterlo in panchina lunedì mattina: De Giorgio resta in sella, è il primo che ci deve provare, ma gli resta pochissimo tempo. Saprà reggere e reagire alla pressione?

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Lo scrivevamo precedentemente: alla fermezza di Donato che è per l’azzeramento, sembra aver fatto da contraltare, ed essere prevalsa, la prudenza di Nicola che temporeggia.

Queste le novità che trapelano dal Viviani, da dove viene evidentemente fuori che il tecnico più che il direttore sportivo restino sulla graticola. Adesso sì, che si può dire che la pressione è tutta sulle spalle dell’allenatore che deve essere furbo a tirarsi fuori dai guai, in un solo modo: cambiando volto al Potenza e non fissandosi esclusivamente sui suoi paradigmi tattici fissi, prevedibilissimi e irremovibili.

De Giorgio deve scrollarsi di dosso l’etichetta della passata stagione, deve dare spazio anche e soprattutto a chi oggi non è stato messo in condizione di giocare, deve blindare la difesa, deve fornire un segnale forte che passi dalla qualificazione in Coppa, ma soprattutto dalla partita con il Foggia, il primo di due scontri diretti (l’altro è con la Cavese) senza appello. Gli saranno state imposte come condizioni queste?

Non si può pensare il contrario, perché altrimenti le dichiarazioni a microfoni aperti e a microfoni spenti di ieri a Cosenza (ma anche quelle di De Vito a Benevento) non hanno avuto alcun senso logico ed è stato assolutamente inutile farle. Perchè oggi, più di ieri, non potrà certo passare la linea che ‘è tutto a posto’, come viene fuori dalla decisione presa. E lo dico non perchè sono contrario alla conferma del tecnico, ma lo dico alla luce di quello che ho visto, delle sensazioni che ho percepito, della classifica, del calendario e, più che altro, della unità di intenti di tutti i soggetti coinvolti. Non è tutto a posto, anche averlo fatto fuori domenica pomeriggio e rimetterlo in panchina lunedì mattina: De Giorgio resta in sella, è il primo che ci deve provare, ma gli resta pochissimo tempo. Saprà reggere e reagire alla pressione?

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Lo scrivevamo precedentemente: alla fermezza di Donato che è per l’azzeramento, sembra aver fatto da contraltare, ed essere prevalsa, la prudenza di Nicola che temporeggia.

Queste le novità che trapelano dal Viviani, da dove viene evidentemente fuori che il tecnico più che il direttore sportivo restino sulla graticola. Adesso sì, che si può dire che la pressione è tutta sulle spalle dell’allenatore che deve essere furbo a tirarsi fuori dai guai, in un solo modo: cambiando volto al Potenza e non fissandosi esclusivamente sui suoi paradigmi tattici fissi, prevedibilissimi e irremovibili.

De Giorgio deve scrollarsi di dosso l’etichetta della passata stagione, deve dare spazio anche e soprattutto a chi oggi non è stato messo in condizione di giocare, deve blindare la difesa, deve fornire un segnale forte che passi dalla qualificazione in Coppa, ma soprattutto dalla partita con il Foggia, il primo di due scontri diretti (l’altro è con la Cavese) senza appello. Gli saranno state imposte come condizioni queste?

Non si può pensare il contrario, perché altrimenti le dichiarazioni a microfoni aperti e a microfoni spenti di ieri a Cosenza (ma anche quelle di De Vito a Benevento) non hanno avuto alcun senso logico ed è stato assolutamente inutile farle. Perchè oggi, più di ieri, non potrà certo passare la linea che ‘è tutto a posto’, come viene fuori dalla decisione presa. E lo dico non perchè sono contrario alla conferma del tecnico, ma lo dico alla luce di quello che ho visto, delle sensazioni che ho percepito, della classifica, del calendario e, più che altro, della unità di intenti di tutti i soggetti coinvolti. Non è tutto a posto, anche averlo fatto fuori domenica pomeriggio e rimetterlo in panchina lunedì mattina: De Giorgio resta in sella, è il primo che ci deve provare, ma gli resta pochissimo tempo. Saprà reggere e reagire alla pressione?

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