Per un po’ di tempo era diventato pesante viaggiare, raccontare e persino provare a cercare giustificazioni a prestazioni brutte e a sconfitte pesanti. L’avevo detto in conferenza stampa a Salerno che qualcosa di divertente era venuto fuori, ieri ne ho avuto la conferma: il bel Potenza di De Giorgio è tornato. Se ne era andato via, era svanito non solo dal punto di vista tattico e fisico, quanto piuttosto da quello mentale. La squadra sbarazzina e spensierata della passata stagione e di un discreto avvio di campionato era diventata prigioniera delle sue ambizioni e di quelle della società, convinta che si potesse fare meglio del passato senza una serie di quei protagonisti. Attanagliata dalle pressioni e dal desiderio di dover fare per forza, e quasi in maniera naturale, essere più forte di prima. E a questa situazione ha contribuito tutto l’ambiente, forse anche inconsapevolmente. Ma è stato così.
Ora che la ricetta sembra essere stata trovata, verrebbe spontaneo chiedersi se davvero può essere bastato solo ed esclusivamente l’addio al ds De Vito ad aver risolto i problemi. Forse sì, forse no.
E se da un lato, il cronista cerca di darsi una spiegazione per soddisfare la curiosità di conoscere cosa realmente sia successo, dal pomeriggio di Benevento alla serata disastrosa di Cava, dall’altro il tifoso che è in me pensa sostanzialmente che della faccenda non importi a nessuno, perché conta solo ed esclusivamente quello che succede in campo, il risultato che è l’unica cosa che mette d’accordo tutti.
Una cosa però si può dire: lo ha confessato lo stesso De Giorgio, che l’incertezza con la quale si viveva ciascuno di quei giorni, il silenzio stampa, i rapporti raffreddati, le pesanti critiche giornalistiche, la contestazione dei tifosi, lo staff tecnico in discussione hanno tolto certezze a un gruppo di calciatori (e anche tecnici) che ora si stanno formando e che hanno dimostrato di non essere ancora pronti a gestire le pressioni, di non sapere fottersene come fa la stragrande maggioranza dei giocatori di tutto il mondo. E questa ultima cosa è un gran bene, perché vuol dire senso di appartenenza e attaccamento a un club e a una maglia. Poi, se ci aggiungiamo le doti tecniche, la velocità, la qualità del lavoro di De Giorgio, allora ci sta che vengano fuori prestazioni come quella di ieri.
Tre partite bastano a dire che il Potenza è uscito fuori dalla crisi? Il torneo è ancora molto lungo e si stanno muovendo bene anche altre squadre, per cui dico che ancora non basta niente. Ma quel rombo di motore che si è sentito dal pomeriggio col Trapani mi fa stare più sereno: il bel Potenza di De Giorgio, dopo qualche giro impantanato ai box, è tornato in pista.





