Block notes di Rocco Sabatella dopo Potenza-Cosenza
B

Contro il Cosenza il Potenza ha toccato letteralmente il fondo. Pensavamo che le peggiori prestazioni fatte dalla squadra di De Giorgio si fossero fermate al periodo nero compreso fra il dodici  ottobre e il sette novembre dello scorso anno, pareggio interno con il Latina e sconfitte esterne senza attenuanti a Benevento, Cosenza e Cavese  che avevano portato De Giorgio sull’orlo dell’esonero poi rientrato con l’arrivo del nuovo ds Di Bari e l’interruzione del rapporto con De Vito. Quello che è successo ieri sera al Viviani e con il Cosenza di nuovo a fare la parte del guastatore, è però diverso nell’analisi delle cause che hanno portato a tale tracollo rispetto alla crisi che abbiamo ricordato.

Di sicuro in un caso e nell’altro il protagonista in negativo è l’allenatore De Giorgio. E lo è maggiormente per la gara con i calabresi di ieri sera perché, lo dobbiamo dire con estrema franchezza, il padre della partita peggiore giocata quest’anno dal Potenza è proprio il tecnico calabrese. Le scelte di formazione iniziale adottate sono state le più sbagliate e incomprensibili che si potessero adottare. Basti dire che i tre nuovi giocatori arrivati nel mercato di gennaio, Murano, Loiacono e Kirwan, per i quali la società ha fatto un ulteriore sforzo economico per prenderli, sono rimasti desolatamente in panchina. Ancora una volta De Giorgio ha preferito fare un turn over massiccio, cambiando metà squadra rispetto a quella che si era comportata bene con il Benevento. E purtroppo i risultati, sul piano della prestazione scadente, si sono visti subito dal momento in cui le due squadre hanno cominciato a giocare.

Perché il Cosenza che si è presentato al Viviani con la stessa formazione che aveva giocato e vinto con il Sorrento domenica scorsa con la sola eccezione di Garritano sostituito da Ba, ha preso immediatamente le redini del gioco e le ha lasciate quando l’arbitro ha fischiato la fine. Molto evidente il divario sotto tutti gli aspetti, fisico, di organizzazione, di compattezza e di qualità a favore del Cosenza. Divario che sarebbe potuto diminuire e di parecchio se De Giorgio avesse mandato in campo gli elementi migliori e che con il Benevento avevano dimostrato di stare bene fisicamente. Invece in campo uno svagato Adjapong poco attento nel fondamentale della marcatura che fa la differenza tra un difensore di valore e uno scarso, Petrungaro ed Erradi ancora in ritardo di condizione e non pronti per giocare dall’inizio una partita così difficile. Ovviamente il turn over spinto ha depauperato la qualità complessiva della squadra sia nella fase difensiva che nella costruzione della manovra offensiva. 

Centrocampo arruffone e senza capacità di interdizione che è stato travolto dall’omologo del Cosenza, difesa senza protezione e attacco senza rifornimenti degni di questo nome. E tutto questo in nome della necessità, sbandierata da De Giorgio, di preservare le forze per tre impegni in una settimana. Particolarmente incomprensibile poi la rinuncia a Kirwan e Siatounis. Il primo assente domenica scorsa contro la capolista perchè squalificato e il secondo in campo solo per una mezzora. Quindi sicuramente freschi per andare in campo contro il Cosenza. Come del resto Murano che ha dimostrato di stare più che bene e in grado, nonostante il parere di De Giorgio, di giocare anche contro il Cosenza.

Purtroppo per De Giorgio le settimane, con turni infrasettimanali, si sono dimostrate una tragedia per il Potenza per come sono state gestite e per la idea sbagliata dell’allenatore di cambiare troppo le formazioni. Vogliamo ricordare gli episodi più negativi? La gara dell’andata con il Siracusa persa clamorosamente,  il derby con il Picerno regalato agli avversati per una scelta di formazione con sette sostituzioni rispetto alla partita precedente e la partita di ieri sera con il Cosenza. Ma ci fermiamo qua non perché il Potenza abbia fatto un cammino soddisfacente per il resto del campionato che invece è stato ed è ancora molto deludente. Non possiamo non insistere a dire che i trentasette punti conquistati sono decisamente una miseria per le potenzialità di Riggio e compagni. E capiamo anche le difficoltà incontrate nel periodo dei due mesi e mezzo in cui il Potenza si è dibattuto dentro un’emergenza grave e fuori dal comune.

Il vero problema è che tutti ci aspettavamo dalla squadra un deciso salto di qualità dopo l’ottimo campionato dello scorso anno. Invece sono emersi anche in questa stagione gli stessi difetti della precedente che non possono essere giustificati dicendo sempre che il Potenza è giovane e deve migliorare. Sfatiamo questa leggenda metropolitana e diciamo con chiarezza che il Potenza, sulla piano della carta di identità, non si può definire giovane perché gli unici giovani e inesperti sono solo due ossia Bura e Balzano provenienti dalla serie D, oltre a Mazzeo che comunque un po’ di presenze le ha maturate. I vari Schimmenti, Rocchetti, Di Marco, Maisto, Selleri sono giovani ma hanno maturato esperienze significative nel campionato di lega Pro e anche più in alto.    Abbiamo ampiamente riconosciuto che in occasione delle gare infrasettimanali di coppa Italia il pensiero dominante, anche dell’allenatore, è stato giustamente quello di dare le maggiori attenzioni alla manifestazione tricolore diventata nel frattempo l’obiettivo primario. Ma non si possono accettare le scelte fatte per la partita con il Cosenza  e glielo avremmo voluto chiedere ieri sera a De Giorgio. 

Ma la decisione del ds Di Bari, dopo una lunga riunione con la proprietà e con il tecnico, è stata quella di non far venire De Giorgio in conferenza stampa per evitargli di trovarsi in difficoltà dinanzi alle domande della stampa. E Di Bari ovviamente non ha potuto dare risposte sui quesiti di natura tecnica che gli sono stati rivolti ma ha solo riconosciuto che la società non ha gradito quanto successo ieri sera e che dalla partita di Foggia si aspetta la reazione e un cambio di marcia non solo della squadra ma anche dell’allenatore. Negando che De Giorgio possa rischiare l’esonero. Anche il pubblico presente non ha nascosto il suo disappunto per quanto visto e lo ha manifestato con cori e fischi alla squadra alla fine della partita. Anche da quello che abbiamo ascoltato, a fine match, dagli spettatori della tribuna, il dito è puntato decisamente contro l’allenatore e contro le sue scelte. Il che ci porta a dire che la luna di miele di De Giorgio con il tifo rossoblù è arrivato ai minimi storici per cui non sarebbe azzardato ipotizzare che, comunque vada la stagione, la sua permanenza sulla panchina del Potenza per il futuro non è per niente scontata.  Per concludere il compito di De Giorgio è adesso quello di individuare finalmente la formazione titolare da schierare nelle prossime otto gare della reegular season e soprattutto nelle due gare di finale della coppa Italia. E su questo undici deve puntare senza ripensamenti per fargli trovare identità, gioco d’assieme e compattezza. Basta con gli esperimenti e soprattutto è necessario puntare sugli elementi più affidabili dell’organico. E per salvare la stagione bisogna vincere la coppa Italia e migliorare anche la posizione nella classifica finale anche per rendere merito agli sforzi della società fatti in questa stagione.

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Contro il Cosenza il Potenza ha toccato letteralmente il fondo. Pensavamo che le peggiori prestazioni fatte dalla squadra di De Giorgio si fossero fermate al periodo nero compreso fra il dodici  ottobre e il sette novembre dello scorso anno, pareggio interno con il Latina e sconfitte esterne senza attenuanti a Benevento, Cosenza e Cavese  che avevano portato De Giorgio sull’orlo dell’esonero poi rientrato con l’arrivo del nuovo ds Di Bari e l’interruzione del rapporto con De Vito. Quello che è successo ieri sera al Viviani e con il Cosenza di nuovo a fare la parte del guastatore, è però diverso nell’analisi delle cause che hanno portato a tale tracollo rispetto alla crisi che abbiamo ricordato.

Di sicuro in un caso e nell’altro il protagonista in negativo è l’allenatore De Giorgio. E lo è maggiormente per la gara con i calabresi di ieri sera perché, lo dobbiamo dire con estrema franchezza, il padre della partita peggiore giocata quest’anno dal Potenza è proprio il tecnico calabrese. Le scelte di formazione iniziale adottate sono state le più sbagliate e incomprensibili che si potessero adottare. Basti dire che i tre nuovi giocatori arrivati nel mercato di gennaio, Murano, Loiacono e Kirwan, per i quali la società ha fatto un ulteriore sforzo economico per prenderli, sono rimasti desolatamente in panchina. Ancora una volta De Giorgio ha preferito fare un turn over massiccio, cambiando metà squadra rispetto a quella che si era comportata bene con il Benevento. E purtroppo i risultati, sul piano della prestazione scadente, si sono visti subito dal momento in cui le due squadre hanno cominciato a giocare.

Perché il Cosenza che si è presentato al Viviani con la stessa formazione che aveva giocato e vinto con il Sorrento domenica scorsa con la sola eccezione di Garritano sostituito da Ba, ha preso immediatamente le redini del gioco e le ha lasciate quando l’arbitro ha fischiato la fine. Molto evidente il divario sotto tutti gli aspetti, fisico, di organizzazione, di compattezza e di qualità a favore del Cosenza. Divario che sarebbe potuto diminuire e di parecchio se De Giorgio avesse mandato in campo gli elementi migliori e che con il Benevento avevano dimostrato di stare bene fisicamente. Invece in campo uno svagato Adjapong poco attento nel fondamentale della marcatura che fa la differenza tra un difensore di valore e uno scarso, Petrungaro ed Erradi ancora in ritardo di condizione e non pronti per giocare dall’inizio una partita così difficile. Ovviamente il turn over spinto ha depauperato la qualità complessiva della squadra sia nella fase difensiva che nella costruzione della manovra offensiva. 

Centrocampo arruffone e senza capacità di interdizione che è stato travolto dall’omologo del Cosenza, difesa senza protezione e attacco senza rifornimenti degni di questo nome. E tutto questo in nome della necessità, sbandierata da De Giorgio, di preservare le forze per tre impegni in una settimana. Particolarmente incomprensibile poi la rinuncia a Kirwan e Siatounis. Il primo assente domenica scorsa contro la capolista perchè squalificato e il secondo in campo solo per una mezzora. Quindi sicuramente freschi per andare in campo contro il Cosenza. Come del resto Murano che ha dimostrato di stare più che bene e in grado, nonostante il parere di De Giorgio, di giocare anche contro il Cosenza.

Purtroppo per De Giorgio le settimane, con turni infrasettimanali, si sono dimostrate una tragedia per il Potenza per come sono state gestite e per la idea sbagliata dell’allenatore di cambiare troppo le formazioni. Vogliamo ricordare gli episodi più negativi? La gara dell’andata con il Siracusa persa clamorosamente,  il derby con il Picerno regalato agli avversati per una scelta di formazione con sette sostituzioni rispetto alla partita precedente e la partita di ieri sera con il Cosenza. Ma ci fermiamo qua non perché il Potenza abbia fatto un cammino soddisfacente per il resto del campionato che invece è stato ed è ancora molto deludente. Non possiamo non insistere a dire che i trentasette punti conquistati sono decisamente una miseria per le potenzialità di Riggio e compagni. E capiamo anche le difficoltà incontrate nel periodo dei due mesi e mezzo in cui il Potenza si è dibattuto dentro un’emergenza grave e fuori dal comune.

Il vero problema è che tutti ci aspettavamo dalla squadra un deciso salto di qualità dopo l’ottimo campionato dello scorso anno. Invece sono emersi anche in questa stagione gli stessi difetti della precedente che non possono essere giustificati dicendo sempre che il Potenza è giovane e deve migliorare. Sfatiamo questa leggenda metropolitana e diciamo con chiarezza che il Potenza, sulla piano della carta di identità, non si può definire giovane perché gli unici giovani e inesperti sono solo due ossia Bura e Balzano provenienti dalla serie D, oltre a Mazzeo che comunque un po’ di presenze le ha maturate. I vari Schimmenti, Rocchetti, Di Marco, Maisto, Selleri sono giovani ma hanno maturato esperienze significative nel campionato di lega Pro e anche più in alto.    Abbiamo ampiamente riconosciuto che in occasione delle gare infrasettimanali di coppa Italia il pensiero dominante, anche dell’allenatore, è stato giustamente quello di dare le maggiori attenzioni alla manifestazione tricolore diventata nel frattempo l’obiettivo primario. Ma non si possono accettare le scelte fatte per la partita con il Cosenza  e glielo avremmo voluto chiedere ieri sera a De Giorgio. 

Ma la decisione del ds Di Bari, dopo una lunga riunione con la proprietà e con il tecnico, è stata quella di non far venire De Giorgio in conferenza stampa per evitargli di trovarsi in difficoltà dinanzi alle domande della stampa. E Di Bari ovviamente non ha potuto dare risposte sui quesiti di natura tecnica che gli sono stati rivolti ma ha solo riconosciuto che la società non ha gradito quanto successo ieri sera e che dalla partita di Foggia si aspetta la reazione e un cambio di marcia non solo della squadra ma anche dell’allenatore. Negando che De Giorgio possa rischiare l’esonero. Anche il pubblico presente non ha nascosto il suo disappunto per quanto visto e lo ha manifestato con cori e fischi alla squadra alla fine della partita. Anche da quello che abbiamo ascoltato, a fine match, dagli spettatori della tribuna, il dito è puntato decisamente contro l’allenatore e contro le sue scelte. Il che ci porta a dire che la luna di miele di De Giorgio con il tifo rossoblù è arrivato ai minimi storici per cui non sarebbe azzardato ipotizzare che, comunque vada la stagione, la sua permanenza sulla panchina del Potenza per il futuro non è per niente scontata.  Per concludere il compito di De Giorgio è adesso quello di individuare finalmente la formazione titolare da schierare nelle prossime otto gare della reegular season e soprattutto nelle due gare di finale della coppa Italia. E su questo undici deve puntare senza ripensamenti per fargli trovare identità, gioco d’assieme e compattezza. Basta con gli esperimenti e soprattutto è necessario puntare sugli elementi più affidabili dell’organico. E per salvare la stagione bisogna vincere la coppa Italia e migliorare anche la posizione nella classifica finale anche per rendere merito agli sforzi della società fatti in questa stagione.

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Di sicuro in un caso e nell’altro il protagonista in negativo è l’allenatore De Giorgio. E lo è maggiormente per la gara con i calabresi di ieri sera perché, lo dobbiamo dire con estrema franchezza, il padre della partita peggiore giocata quest’anno dal Potenza è proprio il tecnico calabrese. Le scelte di formazione iniziale adottate sono state le più sbagliate e incomprensibili che si potessero adottare. Basti dire che i tre nuovi giocatori arrivati nel mercato di gennaio, Murano, Loiacono e Kirwan, per i quali la società ha fatto un ulteriore sforzo economico per prenderli, sono rimasti desolatamente in panchina. Ancora una volta De Giorgio ha preferito fare un turn over massiccio, cambiando metà squadra rispetto a quella che si era comportata bene con il Benevento. E purtroppo i risultati, sul piano della prestazione scadente, si sono visti subito dal momento in cui le due squadre hanno cominciato a giocare.

Perché il Cosenza che si è presentato al Viviani con la stessa formazione che aveva giocato e vinto con il Sorrento domenica scorsa con la sola eccezione di Garritano sostituito da Ba, ha preso immediatamente le redini del gioco e le ha lasciate quando l’arbitro ha fischiato la fine. Molto evidente il divario sotto tutti gli aspetti, fisico, di organizzazione, di compattezza e di qualità a favore del Cosenza. Divario che sarebbe potuto diminuire e di parecchio se De Giorgio avesse mandato in campo gli elementi migliori e che con il Benevento avevano dimostrato di stare bene fisicamente. Invece in campo uno svagato Adjapong poco attento nel fondamentale della marcatura che fa la differenza tra un difensore di valore e uno scarso, Petrungaro ed Erradi ancora in ritardo di condizione e non pronti per giocare dall’inizio una partita così difficile. Ovviamente il turn over spinto ha depauperato la qualità complessiva della squadra sia nella fase difensiva che nella costruzione della manovra offensiva. 

Centrocampo arruffone e senza capacità di interdizione che è stato travolto dall’omologo del Cosenza, difesa senza protezione e attacco senza rifornimenti degni di questo nome. E tutto questo in nome della necessità, sbandierata da De Giorgio, di preservare le forze per tre impegni in una settimana. Particolarmente incomprensibile poi la rinuncia a Kirwan e Siatounis. Il primo assente domenica scorsa contro la capolista perchè squalificato e il secondo in campo solo per una mezzora. Quindi sicuramente freschi per andare in campo contro il Cosenza. Come del resto Murano che ha dimostrato di stare più che bene e in grado, nonostante il parere di De Giorgio, di giocare anche contro il Cosenza.

Purtroppo per De Giorgio le settimane, con turni infrasettimanali, si sono dimostrate una tragedia per il Potenza per come sono state gestite e per la idea sbagliata dell’allenatore di cambiare troppo le formazioni. Vogliamo ricordare gli episodi più negativi? La gara dell’andata con il Siracusa persa clamorosamente,  il derby con il Picerno regalato agli avversati per una scelta di formazione con sette sostituzioni rispetto alla partita precedente e la partita di ieri sera con il Cosenza. Ma ci fermiamo qua non perché il Potenza abbia fatto un cammino soddisfacente per il resto del campionato che invece è stato ed è ancora molto deludente. Non possiamo non insistere a dire che i trentasette punti conquistati sono decisamente una miseria per le potenzialità di Riggio e compagni. E capiamo anche le difficoltà incontrate nel periodo dei due mesi e mezzo in cui il Potenza si è dibattuto dentro un’emergenza grave e fuori dal comune.

Il vero problema è che tutti ci aspettavamo dalla squadra un deciso salto di qualità dopo l’ottimo campionato dello scorso anno. Invece sono emersi anche in questa stagione gli stessi difetti della precedente che non possono essere giustificati dicendo sempre che il Potenza è giovane e deve migliorare. Sfatiamo questa leggenda metropolitana e diciamo con chiarezza che il Potenza, sulla piano della carta di identità, non si può definire giovane perché gli unici giovani e inesperti sono solo due ossia Bura e Balzano provenienti dalla serie D, oltre a Mazzeo che comunque un po’ di presenze le ha maturate. I vari Schimmenti, Rocchetti, Di Marco, Maisto, Selleri sono giovani ma hanno maturato esperienze significative nel campionato di lega Pro e anche più in alto.    Abbiamo ampiamente riconosciuto che in occasione delle gare infrasettimanali di coppa Italia il pensiero dominante, anche dell’allenatore, è stato giustamente quello di dare le maggiori attenzioni alla manifestazione tricolore diventata nel frattempo l’obiettivo primario. Ma non si possono accettare le scelte fatte per la partita con il Cosenza  e glielo avremmo voluto chiedere ieri sera a De Giorgio. 

Ma la decisione del ds Di Bari, dopo una lunga riunione con la proprietà e con il tecnico, è stata quella di non far venire De Giorgio in conferenza stampa per evitargli di trovarsi in difficoltà dinanzi alle domande della stampa. E Di Bari ovviamente non ha potuto dare risposte sui quesiti di natura tecnica che gli sono stati rivolti ma ha solo riconosciuto che la società non ha gradito quanto successo ieri sera e che dalla partita di Foggia si aspetta la reazione e un cambio di marcia non solo della squadra ma anche dell’allenatore. Negando che De Giorgio possa rischiare l’esonero. Anche il pubblico presente non ha nascosto il suo disappunto per quanto visto e lo ha manifestato con cori e fischi alla squadra alla fine della partita. Anche da quello che abbiamo ascoltato, a fine match, dagli spettatori della tribuna, il dito è puntato decisamente contro l’allenatore e contro le sue scelte. Il che ci porta a dire che la luna di miele di De Giorgio con il tifo rossoblù è arrivato ai minimi storici per cui non sarebbe azzardato ipotizzare che, comunque vada la stagione, la sua permanenza sulla panchina del Potenza per il futuro non è per niente scontata.  Per concludere il compito di De Giorgio è adesso quello di individuare finalmente la formazione titolare da schierare nelle prossime otto gare della reegular season e soprattutto nelle due gare di finale della coppa Italia. E su questo undici deve puntare senza ripensamenti per fargli trovare identità, gioco d’assieme e compattezza. Basta con gli esperimenti e soprattutto è necessario puntare sugli elementi più affidabili dell’organico. E per salvare la stagione bisogna vincere la coppa Italia e migliorare anche la posizione nella classifica finale anche per rendere merito agli sforzi della società fatti in questa stagione.

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