La pillola del giorno dopo Atalanta-Potenza di Alfonso Pecoraro
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Prendi il punto e scappa. Chissenefrega. Perché, lo abbiamo sottolineato nelle ultime pillole, è questo il momento in cui bisogna essere concreti, in cui servono i punti. E ben venga che a Caravaggio sia arrivato un punto, con il minimo indispensabile: ossia con due tiri e due gol. Non perdere per la quinta volta di fila in trasferta è un bene soprattutto dal punto di vista del morale, anche se la controprova l’avremo domenica contro l’Altamura che nelle ultime sei ha vinto 5 volte e pareggiato 1. Ma almeno non siamo stati costretti a commentare l’ennesimo passo falso.

Poi, è chiaro e doveroso per chi fa il mio mestiere, circoscrivere l’analisi a quello che ha detto il campo: il Potenza si è spento, non è più quello che ci aveva abituato, specie in trasferta, ad avere il pallino del gioco, a essere propositivo, a non buttare mai via un pallone. Le attenuanti, beninteso, ci sono tutte, a cominciare dagli infortunati che chiaramente non hanno consentito al mister di fare i cambi giusti. E lo si è capito dopo l’ingresso di due dei più freschi, Erradi e Mazzeo, che hanno cambiato il volto di una squadra alla quale non si può certo imputare di avere provato a non perdere e di esserci anche riusciti.

Contenti? Io così e così, perchè è inevitabile fare i conti anche con i numeri (comunque nelle ultime 10 partite sono stati fatti 7 punti, pochi) e pure a Caravaggio sono stati presi altri due gol evitabilissimi. Siamo a quota 40, media di 1,53 a partita che in proiezione porterebbe il Potenza a chiudere questa stagione con quasi altri 19 gol al passivo, con il totale che potrebbe arrivare intorno ai 60. In questo modo non si va da nessuna parte.

E, a mio avviso, una ricostruzione deve obbligatoriamente partire proprio da questo dato, dal rendere meno perforabile una squadra che non ha più quella attitudine a segnare che aveva un tempo. Inutile trincerarsi dietro il fatto che si lavora tanto o che il nostro non sia proprio un allenatore dall’attitudine difensiva. Se il lavoro non paga va cambiato il metodo, il modulo, i movimenti, le scelte. Ma non bisogna agire dall’anno prossimo, già da subito: è dovere del tecnico pensare a qualche alternativa tattica e di uomini (appena li avrà) plausibile per non soffrire e scrollarsi di dosso i timori di una classifica che non è sorridente rispetto a quelli che erano gli obiettivi della proprietà.

PS: ci si può interrogare, o si commette reato, sul perché Kirwan che viaggiava come un treno a Trapani, prima non gioca e poi al 75’ chiede il cambio per crampi? Da questa risposta, a mio avviso, potrebbero arrivare a cascata anche altre spiegazioni sui tanti infortuni muscolari di quest’anno che, onestamente, non possono certo dipendere esclusivamente dal campo di gioco del Viviani

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Prendi il punto e scappa. Chissenefrega. Perché, lo abbiamo sottolineato nelle ultime pillole, è questo il momento in cui bisogna essere concreti, in cui servono i punti. E ben venga che a Caravaggio sia arrivato un punto, con il minimo indispensabile: ossia con due tiri e due gol. Non perdere per la quinta volta di fila in trasferta è un bene soprattutto dal punto di vista del morale, anche se la controprova l’avremo domenica contro l’Altamura che nelle ultime sei ha vinto 5 volte e pareggiato 1. Ma almeno non siamo stati costretti a commentare l’ennesimo passo falso.

Poi, è chiaro e doveroso per chi fa il mio mestiere, circoscrivere l’analisi a quello che ha detto il campo: il Potenza si è spento, non è più quello che ci aveva abituato, specie in trasferta, ad avere il pallino del gioco, a essere propositivo, a non buttare mai via un pallone. Le attenuanti, beninteso, ci sono tutte, a cominciare dagli infortunati che chiaramente non hanno consentito al mister di fare i cambi giusti. E lo si è capito dopo l’ingresso di due dei più freschi, Erradi e Mazzeo, che hanno cambiato il volto di una squadra alla quale non si può certo imputare di avere provato a non perdere e di esserci anche riusciti.

Contenti? Io così e così, perchè è inevitabile fare i conti anche con i numeri (comunque nelle ultime 10 partite sono stati fatti 7 punti, pochi) e pure a Caravaggio sono stati presi altri due gol evitabilissimi. Siamo a quota 40, media di 1,53 a partita che in proiezione porterebbe il Potenza a chiudere questa stagione con quasi altri 19 gol al passivo, con il totale che potrebbe arrivare intorno ai 60. In questo modo non si va da nessuna parte.

E, a mio avviso, una ricostruzione deve obbligatoriamente partire proprio da questo dato, dal rendere meno perforabile una squadra che non ha più quella attitudine a segnare che aveva un tempo. Inutile trincerarsi dietro il fatto che si lavora tanto o che il nostro non sia proprio un allenatore dall’attitudine difensiva. Se il lavoro non paga va cambiato il metodo, il modulo, i movimenti, le scelte. Ma non bisogna agire dall’anno prossimo, già da subito: è dovere del tecnico pensare a qualche alternativa tattica e di uomini (appena li avrà) plausibile per non soffrire e scrollarsi di dosso i timori di una classifica che non è sorridente rispetto a quelli che erano gli obiettivi della proprietà.

PS: ci si può interrogare, o si commette reato, sul perché Kirwan che viaggiava come un treno a Trapani, prima non gioca e poi al 75’ chiede il cambio per crampi? Da questa risposta, a mio avviso, potrebbero arrivare a cascata anche altre spiegazioni sui tanti infortuni muscolari di quest’anno che, onestamente, non possono certo dipendere esclusivamente dal campo di gioco del Viviani

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Prendi il punto e scappa. Chissenefrega. Perché, lo abbiamo sottolineato nelle ultime pillole, è questo il momento in cui bisogna essere concreti, in cui servono i punti. E ben venga che a Caravaggio sia arrivato un punto, con il minimo indispensabile: ossia con due tiri e due gol. Non perdere per la quinta volta di fila in trasferta è un bene soprattutto dal punto di vista del morale, anche se la controprova l’avremo domenica contro l’Altamura che nelle ultime sei ha vinto 5 volte e pareggiato 1. Ma almeno non siamo stati costretti a commentare l’ennesimo passo falso.

Poi, è chiaro e doveroso per chi fa il mio mestiere, circoscrivere l’analisi a quello che ha detto il campo: il Potenza si è spento, non è più quello che ci aveva abituato, specie in trasferta, ad avere il pallino del gioco, a essere propositivo, a non buttare mai via un pallone. Le attenuanti, beninteso, ci sono tutte, a cominciare dagli infortunati che chiaramente non hanno consentito al mister di fare i cambi giusti. E lo si è capito dopo l’ingresso di due dei più freschi, Erradi e Mazzeo, che hanno cambiato il volto di una squadra alla quale non si può certo imputare di avere provato a non perdere e di esserci anche riusciti.

Contenti? Io così e così, perchè è inevitabile fare i conti anche con i numeri (comunque nelle ultime 10 partite sono stati fatti 7 punti, pochi) e pure a Caravaggio sono stati presi altri due gol evitabilissimi. Siamo a quota 40, media di 1,53 a partita che in proiezione porterebbe il Potenza a chiudere questa stagione con quasi altri 19 gol al passivo, con il totale che potrebbe arrivare intorno ai 60. In questo modo non si va da nessuna parte.

E, a mio avviso, una ricostruzione deve obbligatoriamente partire proprio da questo dato, dal rendere meno perforabile una squadra che non ha più quella attitudine a segnare che aveva un tempo. Inutile trincerarsi dietro il fatto che si lavora tanto o che il nostro non sia proprio un allenatore dall’attitudine difensiva. Se il lavoro non paga va cambiato il metodo, il modulo, i movimenti, le scelte. Ma non bisogna agire dall’anno prossimo, già da subito: è dovere del tecnico pensare a qualche alternativa tattica e di uomini (appena li avrà) plausibile per non soffrire e scrollarsi di dosso i timori di una classifica che non è sorridente rispetto a quelli che erano gli obiettivi della proprietà.

PS: ci si può interrogare, o si commette reato, sul perché Kirwan che viaggiava come un treno a Trapani, prima non gioca e poi al 75’ chiede il cambio per crampi? Da questa risposta, a mio avviso, potrebbero arrivare a cascata anche altre spiegazioni sui tanti infortuni muscolari di quest’anno che, onestamente, non possono certo dipendere esclusivamente dal campo di gioco del Viviani

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