La città trattiene il respiro. Noi, tifosi del Potenza, viviamo ore di attesa che sembrano non avere fine: la tensione sale, il timore si fa più forte ad ogni notizia, ma dentro di noi resta accesa una speranza che non vuole arrendersi. Da stasera, quando cominceranno a delinearsi i potenziali avversari, ogni nome letto sarà un pugno nello stomaco; ma è da domani, con l’esito del sorteggio, che il cuore accelererà davvero: sapremo chi sarà di fronte ai nostri colori e la paura, inevitabilmente, crescerà.
Le preoccupazioni non restano silenziose. Telefonate, messaggi, note vocali invadono le chat: gli amici storici, i tifosi di sempre, quelli che hanno condiviso gioie e dolori, sono lì a rincuorarsi a vicenda. Le chiamate si intensificano, i consigli si mescolano alle battute per stemperare l’ansia. Si parla, si ipotizza, si sogna ad occhi aperti e al tempo stesso si teme il peggio — ma il confronto con chi vive la stessa passione è la nostra salvezza.
Per le strade di Potenza gli incontri diventano un rito: gruppi di amici che si fermano davanti a un bar, tifosi che si abbracciano come prima di una battaglia, sguardi che cercano conforto e determinazione. I dialoghi si fanno più profondi, gli occhi parlano più delle parole; ci diamo forza, ricordando le battaglie passate e ripetendo che la maglia è più grande di ogni paura.
Le notti di passione continueranno fino a domenica 10 maggio, in trasferta, e culmineranno il 13 maggio a Potenza. Sono notti di insonnia, di replay nella testa, di adrenalina che non si spegne. Ci prepariamo all’imprevisto, aspettandoci il peggio ma sperando, con tutto il cuore, nel meglio. Perché essere del Potenza significa questo: tremare insieme, sostenersi nei momenti più duri e credere, sempre, che la città risponderà presente quando i suoi combattenti scenderanno in campo.





