Allo stadio Del Duca di Ascoli è finita l’avventura del Potenza nei play off. Troppo netta la differenza di valori in campo nella partita di ritorno che ha visto un predominio assoluto da parte della squadra di Tomei per tutti i novanta e passa minuti giocati. E il gap si è dimostrato ancora più largo perché le scelte di formazioni iniziali di De Giorgio di cambiare metà degli uomini di movimento non hanno assolutamente pagato. Come era successo tante altre volte nella stagione regolare quando De Giorgio ha fatto turn over largo che abbiamo sempre giustificato perché per vincere la coppa Italia bisognava liberarsi da altre distrazioni, leggi campionato, L’intento del tecnico del Potenza è stato quello di far ritrovare alla squadra, dopo tre partite ravvicinate, freschezza atletica e maggiore brillantezza con la scelta di escludere Schimmenti, Rocchetti, Felippe, Adjapong ed Erradi dall’undici iniziale e, purtroppo, non ha prodotto i risultati sperati da De Giorgio perché lo strapotere fisico nella corsa e ovviamente anche quello tecnico degli uomini di Tomei è cominciato all’inizio di gara e si è fermato solo quando l’arbitro ha fischiato la fine dell’incontro. Lo striminzito punteggio finale scaturito dalla rete di Chakir non rende assolutamente merito al calcio messo in mostra dai marchigiani e alle innumerevoli clamorose occasioni da gol create.
Se il Potenza è rimasto in partita fino al minuto ottanta, lo deve essenzialmente al portiere Cucchietti che ha parato tutto quello che c’era da parare e che si è dovuto arrendere solo alla conclusione fulminante di Chakir. Ottimo anche il comportamento difensivo di Kirwan con qualche difficoltà quando lo puntavano in tandem Guiebre e D’ Uffizi, Riggio e Camigliano che, in diverse circostanze, hanno aiutato Cucchietti a tenere la porta inviolata. Insufficiente la prestazione del giovane Balzano che è stato letteralmente travolto dal funambolico Silipo che è stato il giocatore dell’Ascoli che ha effettuato più tiri verso la porta del Potenza. Nella propria metà campo, compresa l’area, hanno dato il loro contributo determinante Castorani e Siatounis mentre De Marco che avrebbe dovuto cucire il gioco non si è dimostrato all’altezza del compito di sostituire Felippe nel caricarsi sulle spalle la missione di ricevere palla e di far partire l’azione offensiva. Tutto il centrocampo, non solo l’ex Pescara, è mancato nel fondamentale di costruire gioco in mezzo al campo per assistere i tre attaccanti abbandonati al loro destino di essere finiti nelle grinfie dei difensori dell’Ascoli. Per Murano, Petrungaro e D’Auria pochissimi rifornimenti e anche effettuati con giocate sporche e difficili da gestire. Il predominio assoluto dell’ Ascoli con il 72 per cento di possesso palla ha dimostrato che, sul piano della personalità e dell’innalzamento della capacità fisica rispetto alla gara di andata, di fatto, la formazione iniziale senza Rocchetti o in alternativa Adjapong, Schimmenti e soprattutto Felippe non poteva dare e non li ha dati, soprattutto nel primo tempo, i frutti sperati.
Il piano di De Giorgio di arrivare all’ultimo quarto d’ora di gioco sulla situazione di parità per poi tentare il tutto per tutto in attacco in effetti era riuscito anche con una buona dose di fortuna ma si è infranto sull’impossibilità del Potenza di creare davvero seri pericoli al portiere di casa Vitale con l’eccezione di un paio di tiri fuori di Ghisolfi e Selleri. Non sarebbe stato meglio tenere in campo Murano, fatto uscire a ben 25 minuti più recupero dal novantesimo e aggiungere Selleri come punta centrale con Schimmenti e Petrungaro larghi, in una sorta di 4/2/4, per tentare il colpo gobbo? Che differenza ci sarebbe stata se il Potenza fosse stato eliminato dopo aver chiuso sul pari la gara di ritorno oppure dopo aver perso con il gol in contropiede come è poi avvenuto realmente? Nessuna. Nemmeno il più inguaribile degli ottimisti tra tifosi e addetti ai lavori ha mai pensato che il Potenza sarebbe stato in grado di andare ad Ascoli e di poter cambiare il pronostico vincendo contro una formazione che nella stagione regolare aveva conteso fino all’ultima giornata il primo posto all’Arezzo. Ma di fare qualcosa di diverso e di più coraggioso sia all’andata che al ritorno per coltivare qualche speranza, questo ce lo saremmo aspettati da De Giorgio che nella conferenza post gara ha ammesso che c’era un pò di dispiacere per l’eliminazione e che forse qualcosa di più di quanto fatto realmente nelle due gare il Potenza avrebbe dovuto fare. Sognare di fare lo sgambetto alla squadra di Tomei che era un sentimento generale in tutte le componenti dell’ambiente rossoblù, non significava che non si tenesse presente di che pasta fosse fatto l’Ascoli, ma si nutriva fiducia che con le sue caratteristiche il Potenza avrebbe potuto creare seri problemi ai marchigiani. Cosa che, purtroppo, non è avvenuta in tutte e due le partite. Facendo salva una parte di secondo tempo di mercoledi in cui, avendo avuto la squadra rossoblù conservato il risultato di parità, Felippe e compagni sono stati un po’ più intraprendenti senza però i picchi di qualità che sarebbero stati necessari.
Ad ogni buon conto il bilancio della stagione del Potenza è molto positiva per la conquista, nella sua storia ultra centenaria, della Coppa Italia. E di questo successo molto prestigioso che ha aumentato la visibilità mediatica del Potenza nel calcio nazionale bisogna dire grazie a De Giorgio, al suo staff e ai calciatori. Ma anche alla famiglia Macchia che, avendo ritenuto primario l’obiettivo di portare a casa la coppa Italia, ha dato mandato al direttore sportivo Peppe Di Bari di rinforzare adeguatamente la squadra, sul piano della qualità e dell’esperienza, nel mercato di gennaio per arrivare all’obiettivo. E gli arrivi di Kirwan, Loiacono e Murano, oltre che del portiere Franchi e dell’esterno Delle Monache, hanno aiutato molto la squadra dalle due semifinali alla finale con il Latina. Finisce così il quarto anno consecutivo della proprietà Macchia che ha fatto registrare il picco più alto di successi con la coppa tricolore e anche con la partecipazione positiva ai turni nazionali dei play off. Non sappiamo se De Giorgio rimarrà ancora, come da contratto, sulla panchina del Potenza. Non si è sbilanciato sul suo futuro nella conferenza post gara ad Ascoli dicendo che ovviamente dovrà parlare con la società. Noi ci auguriamo che questo percorso molto virtuoso negli ultimi due anni possa avere nella prossima stagione una dimensione ancora più ampia per continuare la programmazione sportiva non disgiunta dal discorso delle infrastrutture e in particolare dall’iter burocratico inerente la convenzione pluriennale che il comune di Potenza deve assegnare al Potenza. La convenzione e i lavori improcrastinabili per il rifacimento del terreno di gioco del Viviani saranno gli argomenti di discussione dei prossimi giorni e delle prossime settimane a cui si aggiungerà la fame di notizie per conoscere quali sono i programmi per la stagione 2026/2027. Che potrebbe vedere il presidente del Potenza Donato Macchia l’unico nuovo consigliere federale della Federcalcio eletto il giorno 22 giugno prossimo quando il mondo del calcio sceglierà tra Malagò, favorito e Abete il successore di Gravina dimessosi dopo che l’Italia ha fallito, per la terza volta consecutiva, la partecipazione ai Mondiali di calcio. Il presidente Macchia se la vedrà con il presidente dell’Alcione Milano Gallazzi, consigliere uscente





