E’ stato tutto molto, molto bello, perché il Potenza si lascia alle spalle una stagione che sarà ricordata a imperitura memoria per la conquista della Coppa Italia. Sarà un titolo onorifico che resterà impresso sulla pelle di tutti i protagonisti un po’ come accade a chi diventa parlamentare la prima volta: sarà chiamato onorevole per tutta la vita.
E questo deve essere innanzitutto un orgoglio per la società e uno stimolo a crescere ogni giorno di più, a provare a essere sempre più ambiziosi, sul solco tracciato da un club che ha voglia di esprimersi a livelli alti e che vuole continuare ad amministrare il calcio a Potenza come si fa nei centri più blasonati. E potrà sfruttare soprattutto la crescita che di pari passo ha evidenziato il gruppo. De Giorgio è riuscito a fare crescere i suoi nel corso di due anni e mezzo e a costruire un patrimonio che potrà costituire una base di partenza per il domani, con o senza di lui. Perché questo sarà un nodo da sciogliere nelle prossime settimane.
Credo che il tempo della semina, appunto, sia finito e che anche il mister prima degli altri sia messo nelle condizioni di alzare l’asticella, puntando non su giocatori ‘da costruire’, ma su calciatori fatti e di livello più importante di quello attuale. Altrimenti è giusto pensare che il suo ciclo a Potenza sia chiuso, senza che nessuno si scandalizzi.
Tornando alla partita di ieri: tutti si sono resi conto – ma già dal Viviani – che l’Ascoli era oggettivamente il peggiore avversario che potesse capitare. Ma a differenza della gara di andata, il divario al Del Duca è apparso ancora più netto. Dei se e dei ma è piena la storia e una prova contraria non l’avremo mai. Ma si commette un reato di lesa maestà a dire che questo Potenza (che doveva oltretutto vincere la partita) non avrebbe dovuto fare a meno del suo uomo migliore? O che nel corso di due partite – ripetiamo, contro un Ascoli che sarebbe comunque rimasto molto molto forte – si è rinunciato a due titolari (Kirwan e Castorani in casa) e a tre (Felippe, Rocchetti e Schimmenti in trasferta) in maniera un po’ leggera, teorizzando che le riserve siano uguali a chi gioca sempre? Non è mai stato così in nessuna parte al mondo, e sono pronto a dimostrarlo. Peggio che peggio al Potenza, dove evidentemente la rosa non poteva mai essere costruita con la presunzione di avere 25 calciatori tutti dello stesso livello. Ma De Giorgio è questo: saldo fino al maniacale nelle sue convinzioni, senza scendere al benchè minimo compromesso. Che questo sia una bene o un male lo dimostrerà la sua carriera, a Potenza, o altrove.
PS- Come sempre, al termine della stagione, uso ringraziare tutti coloro i quali mi hanno seguito, mi hanno criticato, mi hanno corretto. Lo faccio anche quest’anno con grandissima gratitudine. Non ringrazio quelli che insultano deliberatamente e non mostrano il minimo rispetto per chi nell’esercizio delle proprie funzioni lavorative ci mette passione, sacrificio, migliaia di chilometri (anche quest’anno e in diverse circostanze da solo e unico rappresentante della stampa locale) e impegno. Magari anche sbagliando. Ma, lo dico una volta per tutte, costoro mi sono del tutto indifferenti tranne nel momento in cui pensano che di fronte hanno un detrattore, uno che rema contro, uno che non vuole il massimo per il Potenza. In quei frangenti, non l’ho mai detto a voce alta perché sono una persona molto ben educata, hanno meritato il mio pensiero più blasfemo.





